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Oggi 5 Ottobre 2008 dalle 8 alle 21 si vota il referendum contro la base americana all’aereoporto Dal Molin di Vicenza. Sono invitati tutti i residenti del comune di Vicenza ad andare a votare nei punti di raccolta disseminati per il territorio.
Ecco la mappa dei seggi!
Ricordatevi che come al solito i referendum sono fatti alla cazzo, quindi per dire NO alla base, bisogna votare SI’ al referendum. Per spiegarvelo meglio vi allego il testo:
«È lei favorevole alla adozione da parte del Consiglio comunale di
Vicenza, nella sua funzione di organo di indirizzo politico
amministrativo, di una deliberazione per l’avvio del procedimento di
acquisizione al patrimonio comunale, previa sdemanializzazione,
dell’area aeroportuale Dal Molin – ove è prevista la realizzazione di
una base militare statunitense – da destinare ad usi di interesse
collettivo salvaguardando l’integrità ambientale del sito?»
Domenica 5 ottobre, vota Sì per dire No alla nuova base militare al Dal Molin.
Puoi votare l'articolo anche qui, gli articoli precedenti qui.
Gli organizzatori dicono che eravamo in 80 mila, per la questura ovviamente circa 30 mila. La questura… una volta il questore ed altri cinque funzionari sono rimasti chiusi per un guasto in ascensore. Sono poi arrivati i pompieri a salvarli tutti e sei. Il giorno dopo la notizia in prima pagina: “Sei funzionari pubblici rimangono chiusi in ascensore: per la questura erano in due “.
Insomma, apparte la neve che era caduta la notte prima, c’era un bel sole, però si gelava. La gente era tantissima, il profumo d’erba buona si sentiva lungo tutto il corteo. Ci siamo anestetizzati con un paio di birre e siamo partiti per una camminata di quattro ore, facendo il giro di Vicenza tra musica e tamburi. C’era pure una jazz band che ci accompagnava da dietro: lo so perché ogni tanto mi ritrovavo il trombone in mezzo alle chiappe. Poi ne vedevi di tutti i colori.
Gente che si fermava a pisciare, gente che si fermava a guardare gli altri pisciare, e gente che si fermava a pisciare sulla gente che si fermava a guardare gli altri pisciare. Insomma, è stato divertente, e poi ci siamo presi a palle di neve ad un certo punto, apoteosi. Ogni tanto ne tiravo una in mezzo al corteo gridando: “Almeno sono meglio delle bombe, cazzo!”.
Poi dopo questo giro della madonna dove le bestemmie e i cori contro questo governo e soprattutto contro questa amministrazione comunale inetta e corrotta fioccavano felici nell’aria fredda, abbiamo finito le birre. Quando ormai era già buio siamo tornati alla stazione dei treni, per poi salutare la gentaglia e andare a prenderci una pizza calda, mangiarla e ridere di tutta questa Italia assurda, parlando di cortometraggi da girare, e musiche per quest’ultimi da incidere. Tutti a casa dopo, con qualcosa in più nel cuore. Com’era? Ah, sì: “Napolitano, ti sei cagato in mano”.
Alcune delle mie foto le potete trovare su Flickr.
Il 15 dicembre 2007 alle 14.00 davanti al piazzale della Stazione dei treni di Vicenza, partirà il corteo della manifestazione europea contro la costruzione della nuova base americana nella provincia berica. Per un futuro senza basi di guerra. E voi che non vivete a Vicenza non avete idea della grandezza della base che verrà costruita se non facciamo qualcosa. Sarà grande come il culo di Giuliano Ferrara, rendo l’idea?
Per questo che tantissime persone da tutta Europa si riuniranno sabato a Vicenza per manifestare in modo pacifico contro tutti i missili del cazzo che vogliono infilarci in culo. Non so voi, ma a me di venire inculato non passa nemmeno per il cervello. Quindi tutti a Vicenza, che per almeno un giorno all’anno sarà colorata e con gente calorosa che sa quel che vuole. Venite, portate i vostri amici e vi renderete conto di quanta disinformazione ci sia da parte dei media, e di quanta gente che è contraria a questo sopruso.
Per maggiori informazioni andate su www.nodalmolin.it.

Aggiornamento: una mia amica di Milano, della redazione di 24 minuti, il giornale freepress edito da Il sole 24ore, ha fatto un articoletto sulla faccenda, consultabile qui. Sopra comunque il trafiletto, piccolo ma importante.
Ecco l’articolo del Gazettino di sabato scorso, dopo la manifestazione a Vicenza, alla quale ovviamente anche il sottoscritto ha partecipato, contro la costruzione della nuova base americana al Dal Molin. Sono stato intervistato da una giovane giornalista che aveva studiato alla facoltà di Lettere a Padova. Ed ecco puntuale l’articolo del giorno dopo, e mi dedicano addirittura il titolo. Uao.
Studenti in fila, ma qualcuno si lamenta
«Troppo pochi, c’è chi se ne frega»
Di nuovo in piazza, con la stessa convinzione, anche se i numeri non erano quelli attesi e le bandiere stampate hanno spesso sostituito gli striscioni creativi fatti in casa. Uno dei fronti della mobilitazione che ha chiuso la tre giorni di protesta contro la base americana, ha coinvolto gli studenti delle superiori, tra i quali si è “infiltrato” anche qualche universitario e degli adulti. Erano circa cinquecento i giovani che si sono messi in marcia alla volta dell’aeroporto per supportare la nascita del “nuovo parco pubblico comunale”.
La manifestazione andata in scena ieri ha coinciso con il primo sabato dall’inizio della scuola, giorno in cui - a detta di molti - gli studenti sono difficilmente “governabili”: possibile dunque che di fronte alle alternative di partecipare alla protesta o di presentarsi sui banchi, non pochi abbiano scelto di restare direttamente a casa. «Ma - avverte Alvise Ferronato dei Giovani Comunisti - il movimento contro il Dal Molin non si è depotenziato. È corsa voce che questa fosse una manifestazione fatta per “bruciare”, ma non è così. Coloro che vi hanno partecipato sono tutti convinti delle loro idee. Anzi, in questa città e in noi studenti qualcosa si è svegliato da quando esiste il problema Dal Molin».
Gli studenti si sono dati appuntamento davanti al piazzale della stazione già prima delle previste 9.30. A dare man forte ai vicentini sono arrivate anche decine di giovani da Padova, Venezia e Milano. Alcuni padovani si sono resi protagonisti di un momento di attrito con il personale di Trenitalia: il treno delle 8.27 da Padova è rimasto bloccato nella città del Santo per alcuni minuti, perchè i manifestanti reclamavano un biglietto agevolato. Poco “colorato”, invece, il corredo coreografico del corteo studentesco, fatta eccezione per qualche tamburo, alcune bandiere e pochi striscioni, tutti privi di sigle, perchè «quella del Dal Molin è una questione di interesse traversale».
«Sono trascorsi quasi sette mesi dall’ultima grande mobilitazione e da allora - spiega Michele Carollo dell’Unione degli studenti di Vicenza - c’è più rabbia in noi, perchè non ci hanno ascoltati». Sulla stessa lunghezza d’onda è Giacomo Trevisan del Coordinamento studentesco, che fa anche notare: «Siamo riusciti a portare gente nuova, tanti studenti di prima superiore».
Motivazioni a parte, anche i numeri hanno il loro peso, come fa notare il vicentino Mateo Cili: «Mi aspettavo molti più ragazzi, tra i giovani c’è molto menefreghismo». Mischiata agli studenti c’era anche Maria Teresa di Vicenza, una mamma che ha accompagnato i figli, Alessandro 10 anni e Fabio 17: «Per loro è una gran bella esperienza, considerando che il clima della protesta è sempre stato pacifico». Come pacifico è stato l’arrivo a destinazione, dove gli studenti, da oltre la recinzione, hanno applaudito l’operazione di giardinaggio che ha visto i rappresentanti dei comitati No Dal Molin piantare decine di alberi.
Laura Pilastro
Il bello però è che quella frase io non ricordo di averla detta così, anzi. Avevo detto qualcosa come: “Mi aspettavo più persone ma evidentemente i giovanissimi delle scuole superiori non hanno ancora capito l’importanza di queste manifestazioni e le conseguenze che avrebbe la costruzione della nuova base a Vicenza.” E avevo anche parlato a lungo di altre cose importanti, dato che mi ha rivolto molte domande. Comunque sia, invece di scrivere la seconda parte della mia frase, hanno scritto la prima. E hanno dato una linea stranissima all’articolo. Invece di parlare di più della bellissima iniziativa simbolica di piantare 150 (centocinquanta, non “decine”, il numero era chiaro e gliel’ho anche detto) alberi per esprimere la volontà di trasformare quella terra in un parco verde, hanno insistito solo sui numeri, asserendo che eravamo “circa cinquecento”.
Questo è un esempio, per chi vuol fare il giornalista, da seguire alla lettera. Manipolate tutto quello che vi viene detto, così da plasmarle l’argomento dell’articolo a vostro piacimento. Solo così l’Italia riuscirà ad arrivare a livello del Turkmenistan come libertà di stampa.
Prende il via dal 1° giugno presso il Caffè Vicenza in Corso Palladio a Vicenza, la prima rassegna fotografica amatoriale intitolata “Vicenza Pixels”, e ad esporre le prime fotografie sarà il sottoscritto. Una rassegna mensile che premia quegli artisti, siano essi illustratori, fotografi o pittori, che vogliono dare spazio alle proprie opere. Siete tutti invitati a fare un giro nel locale, peraltro tranquillo e rilassante, per osservare e proporvi come espositori per la prossima data. Visibilità assicurata!
Domani inizio una collaborazione come interprete e traduttore per il Tribunale di Vicenza, nei processi. Insomma, faccio comunicare i criminali con altri criminali.
Poi, come se non bastasse (e non basta no, perché la paga è davvero misera) faccio volantinaggio nei posti più vari. Il tutto per rimediare ad una mia banalissima dimenticanza. Com’è strana la vita.
Ho scritto un messaggio a Il Vicenza, quotidiano gratuito della mia città, sull’argomento nel titolo del post.
Ve lo trascrivo:
Il Papa dice di non votare leggi contro natura. Bisogna che qualcuno gli ricordi una semplice cosa: tutta la chiesa cattolica è “contro natura”, dato che non permette a preti e suore di vivere la sessualità come si dovrebbe. E poi, sulla famiglia, ha poco da criticare: se non fai parte del gioco, non deciderne le regole.
L’informagiovani, qui da noi, fa uscire l’informacittà, una rivista mensile intitolata Citylights, con articoletti e annunci di eventi nella cittadina. Ho scritto al direttore. Ecco qui.
Salve, sono Mateo, un ragazzo di 21 anni di Vicenza, e studio Scienze della Comunicazione in quel di Padova. Sono scrittore, disegnatore e fotografo freelance.
Parto col dire che nella nostra (ahimè, pure mia) soporifera cittadina, non ci sono molti sbocchi per i giovani quantomeno talentuosi, che volessero fare del proprio hobby anche un’occasione per guadagnarci qualcosina. Che, come sappiamo bene tutti, è davvero brutta l’incidenza dello stillicidio imperterrito nel chieder soldi ai genitori.
Mi riferisco ovviamente agli spazi necessari per gli artisti, siano essi scrittori, fotografi, illustratori o musicisti; parlo d’una vetrina dove farsi vedere e darsi il coraggio per continuare, in questa miriade di pseudo talentuosi nati come funghi sotto l’albero di Internet. Il giornale di Vicenza ti snobba. La rivista CityLights è un ottimo trampolino di lancio ed un negozio cubico trasparente dove “vendere” la propria anima artistica al mondo. C’è solo un problema, che si frappone tra noi, che vogliamo dire con la nostra arte, e questo allettante patto col diavolo: la porta è chiusa, sbarrata. Ci scrivono sempre i soliti noti, su CityLights, e anche se 10 euro ad articolo non sono poi questa gran fortuna al giorno d’oggi, penso sinceramente che ci sarebbe molto di più da fare, e molto di più da dire, se si allargasse, e lo spazio della rivista, e conseguentemente il numero di collaboratori. Riesco a comprendere benissimo che non è facile riuscire a conciliare sponsor, spazi, impaginazione e articoli, ma voi che avete la possibilità di risollevare le sorti di questi grigi palazzi decadenti, potete riuscire a trovare un compromesso che non faccia bestemmiare chi legge la rivista accorgendosi che alla fin fine, anche se un progetto dell’Informagiovani, i giovani ci hanno ancora ben poco a che fare. Un’idea sarebbe riunire tutti gli scritti giunti fino ad ora in un’uscita speciale, e magari riproporre la cosa, trovando qualche sponsor, a cadenza bimensile.
In attesa di una risposta, per uno scambio d’opinioni fruttuoso, porgo cordiali saluti.
Mateo Cili
Chissà cosa mi risponde.
Invece, pochi giorni. Diciamo che la manifestazione è andata al di là di ogni aspettativa, il balletto di cifre non permette di farsi un’idea della vera forza di quella partecipazione di massa. Dicono 100 mila dalla questura, dicono 200 mila dagli organizzatori, sapere se la verità stia in mezzo non è certo mio compito, mi limito solamente a fare una media aritmetica. Mettiamo caso che ce ne siano state 150 mila, dunque. Il divertimento è stato enorme, sembrava che la triste e grigia Vicenza, lasciata abitualmente sola persino dai suoi stessi giovani che scelgono i divertimenti più finti come l’andare a sbattersi in disco un giorno sì e l’altro pure, avesse vinto la sua paura del confronto intellettuale, e non mostrasse solo il corpo disinibito, involucro dell’indifferenza e dell’apatia, ma una mente interattiva che si estendeva per quei centocinquantamila cranii di cui prima abbiam parlato. Tante, tantissime persone: ma quel che ricorderò con più gioia furono i sorrisi spensierati delle persone, dei bambini e dei vecchi che da tempo non vedevano così tanta vita, in questa soporifera cittadina del nord-est. Noialtri, stanchi per la lunga ma divertentissima marcia, ci siamo seduti a dividerci panini e birra, così come dovrebbe sempre essere. E c’era gente di Roma, di Napoli, di Torino, dalla Val di Susa… c’era tutta Italia riunita sotto un unico cielo… e poi c’era Sabina Guzzanti, anche. E cosa volere di più? Eh no, Beppe Grillo no. Ma avrei tanto voluto sentire uno dei suoi: “stiamo distruggendo la natura cazzo!”
Quel luminoso pomeriggio avevo visto tanto: Gente che si fumava le canne sdraiata nella calda erba di Campo Marzio, altri che mangiavano dei panini al prosciutto che nemmeno le baguettes francesi, prendendo quel sole che non ci ha abbandonati fino a quando il suo momento naturale giunse… e lo vedemmo tutti sparire dietro le montagne, come se alla vista di Dario Fo, si ritenesse di troppo. E lui, Fo, non fece certo rimpiangere i caldi raggi, usando al posto loro la sua voce, che era melodia per la folla che si estendeva per tutta la lunghezza di quel parco che mai aveva visto tanta gente calpestarlo in una volta sola. In questi momenti, quando il tuo applauso si unisce alle centinaia di migliaia di mani che sbattono come le ali d’un uccello che tenta di volare, ti senti veramente partecipe della tua vita.
Credi fermamente nella forza delle idee, e pensi: la rivoluzione… oggi no, domani forse, ma dopodomani, sicuramente! L’andare lì in massa a dire no alla costruzione dell’ennesima base a completamento della strategia del terrore che l’amministrazione Bush ha creato e sta cercando di mantenere in tutto il mondo, non era solamente un dovere morale di chi ripudia la guerra, ma anche un monito a questo governo, che definire di centro sinistra è quantomento una cosa folle, ora come ora. Era ed è stato pure una risposta a chi, senza fare nomi, Studio Aperto, il Tg4 (condotto tralaltro da Emilio Fede, il famoso giornalista indipendente) e vari giornali e telegiornali altri, induceva all’allarmismo.
Ma soprattutto era un dissetarsi, almeno per un giorno, almeno uno, con qualcosa dal sapore strano, mai provato prima, che tutti ci avevano nascosto, riponendolo nello scaffale più alto dove non ci si arriva se non aiutandosi a vicenda per salire… uno tiene la sedia e l’altro tenta di arrampicarsi.
La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone…
la libertà non è uno spazio libero,
libertà… è partecipazione.
Per foto, video, audio sulla manifestazione: www.altravicenza.it.
Sarà nazionale, arriveranno circa 50 mila persone, secondo le stime, a protestare contro l’ampliamento della base americana di Vicenza. Credo che mi metterò in mezzo al corteo a vendere panini durante il cammino. Qualche soldo ce lo si fa, puntando sulla fame dell’orda disumana. Sempre un’occasione per arrangiarsi, questa. Ricordatevelo la prossima volta che nella vostra città ci sarà uno sciopero medio-grande. Investire nella fame delle persone e in tutto ciò che concerne l’apparato digestivo ed il bisogno fisiologico umano sarà sempre redditizio: ecco perché cibo e carta igienica vanno a braccetto.



