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L’Ansa è una meraviglia: in una frase capisci ciò che è successo.
I giornali sono una merda: non danno notizie, dicono che opinione tu di debba fare su di esse.

Questa in pochi la capiranno. Il massimo sarebbe essere appassionati di Gaber ed iscritti al corso di Scienze della Comunicazione a Padova. Ma eccola qui.

No… no, non è vero, io dei numeri del Loggione non ho niente da rimproverarmi… non mi sembra di aver detto delle cose gravi.
La mia vita? Una vita normale: rubo, picchio i bambini… Non ho ancora ammazzato nessuno, figuriamoci… qualche bestemmia, ma è normale… no?
Lavoro, frequento poco, ma pago le tasse d‘iscrizione… non mi sembra di avere delle colpe. Non ho dato nemmeno l’esame della Sorba, per dire…
Ah… voi parlavate di prima? Ma prima mi sono comportato come tutti…
Cosa portavo con me? Sì, macchina digitale, il lettore mp3, il cellulare… Perché, non va bene? È comodo.
Cosa cantavo? Questa poi. Volete sapere cosa cantavo? Ma sì certo, anche intercalari popolari, sì… bestemmie.
Devo parlar più forte? Sì! BESTEMMIE! Sì: Dio l’ho bestemmiato, e anche la Madonna… però in coro, eh!
Sì, quello sì, lo ammetto, ho visto anch’io Germano Mosconi.
Come, se in camera ho delle foto? Che discorsi… certo, Audrey Hepburn, Shirley MacLane… Certo, poster? Non mi pare… forse uno, non a colori però, in bianco e nero: Orson Welles.
No, quello No. Io il clero non l’ho mai insultato. Mai… beh, una volta, ma… i cardinali. Giusto un paio.

Come, se ero comunicatore? Mi piacciono le domande dirette. Volete sapere se ero comunicatore? No no, finalmente. E giusto chiarirle queste cose, una volta per tutte. Oh! Se ero comunicatore…
Mah… in che senso? No, voglio dire…
Qualcuno era comunicatore perché era nato a Padova…
Qualcuno era comunicatore perché il compagno di classe, il cugino, il vicino di casa… la morosa no!
Qualcuno era comunicatore perché vedeva Italia 1 come una promessa, Canale 5 come una poesia, la comunicazione come il paradiso terrestre.
Qualcuno era comunicatore perché il suo blog non lo commentava nessuno.
Qualcuno era comunicatore perché aveva avuto un’educazione senza internet.
Qualcuno era comunicatore perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche… lo esigevano tutti.

Qualcuno era comunicatore perché la storia è un esame da soli 6 crediti.
Qualcuno era comunicatore perché gliel’avevano detto…
Qualcuno era comunicatore perché non gli avevano detto di Cortelazzo…
Qualcuno era comunicatore perché prima aveva fatto il liceo classico.
Qualcuno era comunicatore perché aveva capito che con gli esami poteva andare piano ma lontano.
Qualcuno era comunicatore perché Allievi era un bravo professore.
Qualcuno era comunicatore perché era bravo a studiare, ma non gli andava proprio di impegnarsi.
Qualcuno era comunicatore perché beveva lo spritz e vomitava ai mercoledì padovani.
Qualcuno era comunicatore perché era così idiota che aveva bisogno di qualcuno che lo facesse sentire a casa.
Qualcuno era comunicatore perché era talmente affascinato dai disoccupati che voleva essere uno di loro.
Qualcuno era comunicatore perché non ne poteva più di fare il disoccupato.
Qualcuno era comunicatore perché gli esami, la laurea, il lavoro… facile no?
Qualcuno era comunicatore perché il contratto a tempo indeterminato, oggi no… domani forse, ma dopodomani… sicuramente!
Qualcuno era comunicatore perché: viva Hitchcock, viva Spielberg, viva Quentin Tarantino!
Qualcuno era comunicatore per fare rabbia ai suoi professori delle superiori.
Qualcuno era comunicatore perché guardava sempre la7.
Qualcuno era comunicatore per moda, qualcuno per la figa, qualcuno per il cazzo, sì…
Qualcuno era comunicatore perché voleva fare il curriculum in Comunicazione pubblica e fare l’impiegato statale.
Qualcuno era comunicatore perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini.
Qualcuno era comunicatore perché aveva scambiato SdC per un corso serio.
Qualcuno era comunicatore perché era convinto di avere dietro di sé il papà che gli parava il culo in ogni caso.
Qualcuno era comunicatore perché era più comunicatore degli altri.
Qualcuno era comunicatore perché c’era il grande corso in SdC della facoltà di Lettere a Padova.
Qualcuno era comunicatore nonostante ci fosse il grande corso in SdC della facoltà di Lettere a Padova.
Qualcuno era comunicatore perché non c’era niente di meglio.
Qualcuno era comunicatore perché abbiamo il peggior corso di Discipline d’Arte Musica e Spettacolo d’Europa!
Qualcuno era comunicatore perché la televisione peggio che da noi solo l’Uganda.
Qualcuno era comunicatore perché non ne poteva più di 40 anni di giornalismo viscido e ruffiano.
Qualcuno era comunicatore perché Daniele Luttazzi, Biagi, Michele Santoro, la Guzzanti ecc, ecc, ecc…
Qualcuno era comunicatore perché chi era coglione era comunicatore.
Qualcuno era comunicatore perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare informazione…
Qualcuno, qualcuno credeva di essere comunicatore e forse era qualcos’altro.
Qualcuno era comunicatore perché sognava una televisione diversa da quella americana.
Qualcuno era comunicatore perché pensava di poter comunicare liberamente, solo se potevano farlo anche gli altri.

Qualcuno era comunicatore perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo.
Perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di un’aula diversa. Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno.
Era solo uno slancio, un desiderio di cambiare gli orari, di cambiare la vita..
Qualcuno era comunicatore perché con accanto questa voglia uno era come più di se stesso, era come due persone in una.
Da una parte la personale fatica di non addormentarsi a seguire i corsi in aula A… dall’altra il senso di appartenenza ad un gruppo che voleva spiccare il volo, per cambiare veramente SdC.
No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano superato il test di ammissione, senza essere capaci di far un cazzo, come dei paraculo.

E ora? Anche ora ci si sente come divisi in due gruppi: da una parte i pirla che prendono sempre trenta agli esami, imparando tutto a memoria, come dei pappagalli ipotetici, e dall’altra i gabbiani, senza più neanche l’intenzione di laurearsi, perché ormai erano andati fuori corso.
Due miserie in un corso solo.

Finalmente, ho pensato: è arrivata la7. Sembra libera, sembra buona. Ok, ci sono delle teste di cazzo ma appunto per quello è libera.

Arriva Chiambretti: “Figata! Anche se è in terza serata va bene.”
Poi va via e da gennaio pare ritorni. Troppo tardi per La7, dico io, dopo questa figura pessima.

Arriva Crozza: “Figata! Maurizio Crozza, lo seguo da sempre: in una tv come La7 non le manderà certo a dire.”
Invece dopo un po’ Crozza si rammollisce e si autocensura.

C’è Piroso come direttore del Tg: “Cazzo, dai, è proprio un figo! Si è licenziato da Panorama perché non gli lasciavano scrivere quello che voleva.”
Anche lui poi dopo un po’ si lascia andare a programmetti…

Arriva Luttazzi: “Beh dai, almeno c’è Daniele, cazzo, dopo anni che non lo vedo in Tv!. Doppia e tripla figata! La7 infondo è una tv ancora fuori dalle logiche del potere.”
Lo censurano non adducendo motivazioni plausibili… anche se fossero plausibili, una censura non è comunque giustificabile.

Che vergogna, e pensare che La7 era l’unico motivo per il quale guardavo ancora sporadicamente un po’ di televisione.

Non la meritiamo la gente come Daniele Luttazzi, questa è la verità. Meritiamo solo gente del cazzo, perché abbiamo fatto diventare noi questo Stato uno Stato del cazzo. Se l’avessero fatto in un paese veramente con le palle all’indomani mattina sarebbe scoppiato il putiferio. Qui invece non cambierà un cazzo come al solito.

Insomma, la rima ci stava. Il cambiamento proprio no. Diciamocelo, il wrestling è un’americanata, ma una di quelle divertenti, mica come Robot wars o altre cagate del genere. O dovrei dire che lo era? Il problema più grave, nel giudicare il cambiamento, è nell’età di chi giudica. Quand’ero piccolo guardavo il wrestling, che ancora si definiva “catch”, mi pare. E mi piaceva un sacco, davvero. Il mio preferito era senza dubbio The Undertaker. Era l’età in cui ancora avevi i dubbi: ma questi fanno sul serio o no? Se le danno davvero o si attengono al copione? Questo mistero ti accompagna per molto tempo, fino a che un giorno, scopri che in mezzo c’è la verità e ti dici che bene o male, quest’ultimo lo sentono, dunque non fingono più di tanto. E tenti di riconciliarti con te stesso. Ma gli anni passano e tutto cambia, si cresce, ci sono nuove passioni, nuovi passatempi. Ad un certo punto, quando proprio te l’eri quasi scordato, il wrestling torna. I miti d’un tempo son scomparsi, per lasciare il posto alle nuove leve. Prima storci il naso, ma poi ti ci abitui. Ma più passa il tempo più capisci che c’è qualcosa che non va. Riesci ad intravvedere cosa c’è dietro: una sottile pellicola verde, di carta puzzolente. La chiamano denaro, ed è in grado di stravolgere tutto, persino i miti di sempre. Quindi vedi situazioni al limite dell’assurdo, scenette che non sarebbero credibili nemmeno se le guardassi ad occhi chiusi, e pagliacci arrivati da chissà dove, rovinarti uno dei pilastri della tua giovinezza.
Ormai non guardo più nè il wrestling, nè nient’altro. Con la televisione ho chiuso: è stato un rapporto durato circa quindici anni, un lungo coma del quale però non mi pento: se sono come sono, lo devo anche alla scatola nera. Ma arriva il momento nella vita, in cui comprendi che di qualcosa puoi, ed è meglio se riesci a, fare ammeno.

Credo che riprenderò a guardare la televisione se finalmente trasmetteranno qualcosa di decente. Sto dunque aspettando che Daniele Luttazzi torni in video per poterlo fare. Ora come ora Markette, l’unico programma un filo decente, non mi soddisfa più.

Ovviamente tolti i librazzi, i manuali, i vocabolari, i libri non interessanti e ogni cosa che non sia narrativa: si ridurrebbero a circa cinquecento qui, le unità, alla biblioteca Bertoliana di Vicenza. In un paio d’anni è fattibile. Non dico che io mi sono posto come obiettivo questo, lungi da me, solo che riuscirò ad arrivare per lo meno a metà… mi sto riappacificando lentamente con il mio grande nemico di sempre: la lettura.
Erano bei tempi, da bambino, quando mi divertivo un sacco a leggere i libri illustrati e a fantasticare sulle meraviglie dei mondi che quelle lettere ordinate nelle pagine spargevano all’interno della mia calda ed accogliente casa d’infanzia. Poi, com’è noto, arrivò la televisione ad uccidermi la fantasia, allontanandomi per molto tempo da quei fantastici strumenti di viaggio mentale che sono i racconti scritti. Quindi loro mi odiarono perché li abbandonai, io ovviamente li snobbai perché avevo trovato quella che al tempo mi sembrò una bistecca, al posto del solito hamburger… Direi che è tempo di seppellire i vecchi rancori.

11 Feb

Telefilm.

Quando ero piccolo, c’era solo la televisione di Stato, e trasmetteva solo per poche ore al giorno, perloppiù notizie e poco altro. Col passare del tempo, l’Albania gradualmente divenne una repubblica parlamentare fuori dagli schemi della dittatura, Con lei cambiò anche la situazione dei media. Non era più reato guardare i canali esteri, così anche chi non aveva mai provato il rischio di guardare illegalmente Raiuno durante il regime, adesso poteva assaporare il gusto del nuovo, facendosi ammaliare dalle bellezze di quelle scatole che improvvisamente avevano iniziato a funzionare appieno. E quindi col tempo Italia uno divenne per tutti il simbolo e la speranza di un futuro finalmente a colori, in quel mondo vissuto per così tanto in bianco e nero. Ma ci sbagliavamo di grosso, credendo in ciò che vedevamo.
La tv mostra la realtà come uno specchio distorto. Nel nostro caso la abbelliva, ne eliminava le sfaccettature lasciando solamente vedere ciò che a lei faceva comodo. E se ciò non l’hanno capito in Italia, che ha alle spalle 50 anni di gente incollata ai teleschermi, come potevamo solo immaginarlo noi che la televisione la scoprivamo allora per la prima volta? Ecco anche il perché di tutti gli sbarchi di clandestini sulle coste, a partire dal maxi esodo del ‘91… la gente veniva nella speranza di un futuro migliore, scambiando le coste di questa penisola per il paradiso terrestre. Com’è ovvio, la delusione è stata inizialmente forte. Era come lanciarsi dagli scogli e sbattere sul fondo, credendo che in quel punto il mare fosse bello profondo.
Per quanto mi riguarda, degli anni prima che venissi qui, mi rimangono un sacco di telefilm e cartoni animati, e quella speranza che un giorno anche io sarei stato come i bambini felici della pubblicità.

Diciamo che un po’ mi stanca, il dover comportarmi come tutti, per forza di cose. Non fa per me, sono semplice e diretto e le costrizioni sono da sempre state una cosa che non mi è mai andata giù. Non rispetto nemmeno la legge, figuratevi. Dunque a chi si chiedesse mai, il perché di un mio silenzio, è dedicato questo piccolo ma esplicativo testo. Le cose che dico sono così come sono: come la televisione o la radio d’una volta, nelle quali non avevi possibilità, ma più che altro necessità, di interagire. Qui più o meno il principio è lo stesso: e se un giorno magari mi troverò magnanimo può darsi che andrò a scrivere qualche riga nei commenti. Forse. Però il mio intento è quello di scrivere per appagamento personale, e il resto è noia.
Intanto, per ogni altra esigenza di contattarmi, c’è la mail: info@podcazz.com. Ricordate però, non accetto omicidi o rapine su commissione. Il lavoro sporco dev’essere fatto con le proprie mani. C’è più soddisfazione.

Ripropiniamo qui l’ntervista ad Arjuna Tuzzi, professoressa di Metodologie e Tecniche delle Scienze sociali, tenutasi il 27/11/2006.


1. Iniziamo col parlare del suo nome, “Arjuna”, strano ma bello. I suoi fratelli si chiamano per caso Yudhisthira, Bhima, Nakula e Sahadeva? (nomi dei personaggi del poema epico del Mahābhārata)

Non ho fratelli, comunque sì, il mio nome deriva dalla mitologia indiana.


2. Professoressa, lei fin dal primo giorno di lezione è stata molto fiscale sui ritardi: rompere le palle è una dote naturale oppure il risultato di duri anni di allenamento?

(ride) Sono riuscita a farvelo credere? Mah, a dire la verità non sono così nota per essere una rompiscatole, penso che arrivare in tempo alle lezioni sia più una forma di rispetto nei confronti dei vostri compagni.


3. Lei è una professoressa molto competente e di questo gliene rendiamo merito. Ma riguardo i suoi colleghi: se sopra una torre ci fossero Zotti Minici e Frateschi, lei, dove troverebbe il tritolo per farla saltare?

(ride) Sono due colleghi molto diversi, ho un buon rapporto con entrambi, mi dispiacerebbe farli fuori così anche perché rischierei di finire anch’io sotto nel farli saltare in aria… ma cos’hanno fatto a voi studenti? Comunque ora che mi ci fate pensare hanno qualcosa in comune…

Sì, hanno in comune il fatto che ci fanno addormentare…
Eh ma non è il nostro compito fare gli attori di teatro, è normale che alcune lezioni risultino noiose, poi dipende dal professore quanto riesca a renderla interessante… però, ripeto, non è il nostro mestiere far divertire le persone, certo a qualcuno riesce di conciliare le due cose, se fossimo così bravi avremmo fatto gli attori.

4. Ma parliamo di insegnamenti. Lei non fa la pausa tra un’ora e l’altra. Perché, ha paura che aperte le porte i ragazzi se la diano a gambe?

No assolutamente no. Anzi, io sarei favorevole a far la pausa tra le due ore, perché ci sono studi scientifici sul fatto che l’attenzione cala dopo un determinato tempo, e poi non serve solo a voi studenti.

5. Durante le sue lezioni, mentre spiega si vede che molte persone sono intente a scrivere: secondo lei quale dei tanti cruciverba staranno completando?
(ride) Domanda difficile! Molti leggono il giornale o scrivono alla morosa, ad ogni modo se uno ha voglia di perdere tempo non ha bisogno di venire in aula A… Comunque il cruciverba potremmo provare a farlo tutti insieme in aula! O magari potremmo provare a fare l’esame sotto forma di cruciverba! (battuta fuori campo di Antonio: “6 verticale, dicasi dell’ex post”. (risate))

6. Di qualche giorno fa l’articolo su Il Mattino di Padova dove parlano dell’indagine sullo Spritz che abbiamo fatto sotto la sua supervisione. Gira voce anche che qualcuno l’ha contattata per commissionargliela davvero, l’indagine. Con il ricavato, è vero che offrirà lo Spritz a tutti e 161 i partecipanti?
(risate) Nessuno mi ha ancora commissionato l’indagine. Ad ogni modo… sareste disponibili a rifare l’indagine in tal caso? (sì, sì, sì!). Purtroppo i dati che abbiamo raccolto appartengono ad un campione poco indicativo. Comunque, se  mi viene commissionata ve lo offro volentieri!
 

7. Ma ora qualcosa che ci riguarda da vicino. Lei è stata vista prendere e portare via i numeri della nostra rivista. Questo perché le piace davvero ciò che scriviamo, oppure perché ha un caminetto a legna?

(risate) Non ho un caminetto a legna! Ma a parte questo, le ho prese per curiosità poiché la satira a me piace e m’interessano molto le iniziative degli studenti: comunque ho gradito molto di più il secondo numero rispetto al primo. Dovrebbe essere lo scopo di ogni editore far piacere a più persone possibile il prodotto.

Professoressa, come diceva Battisti, “l’applauso per sentirsi importante, senza domandarsi, per quale gente”. Noi vogliamo essere importanti per coloro che sono importanti per noi.

Ad ogni modo la consideriamo una vostra iniziativa e questo c’interessa molto poiché c’entra molto con quello che fate.

Abbiam visto anche Cortelazzo rubarne una copia!

Ma in realtà  una copia l’ho portata anche alla vostra presidente del Corso di Laurea, la professoressa Ursini e non era molto contenta del primo numero, ma il secondo glielo porterò domani…
 

8. Crede che con quest’iniziativa del giornalino ci daranno i finanziamenti pubblici, oppure gli arresti domiciliari?
Nessuna delle due (risate). Segue breve colloquio sui finanziamenti.
 

9. Lei ha fatto un’indagine sulle professioni della comunicazione, e i numeri confermano che la laurea in Scienze della comunicazione offre tante possibilità di lavoro: così, ad occhio, lei ci vede di più come muratori o spazzini?

Voi tre nello specifico, oppure…? Beh, se la vostra vocazione è fare gli spazzini o i muratori… scherzi a parte, vi posso assicurare che tutto questo clamore mediatico attorno a SdC, definita “laurea inutile creatrice di disoccupati” è del tutto infondato anche perché è un problema generalizzato a tutti i corsi di laurea triennali…


10. Riguardo lo sciopero contro la finanziaria: lei, quando vede i gioiellieri in piazza alzare i cartelli in aria e nota i rolex d’oro ai polsi, pensa: “Poverini, anche loro devono mangiare”?

(risate) No… no!


11. Lei cos’ha votato alle scorse elezioni? No, non ce lo dica, non vorremmo mai doverle dare della cogliona. (in ogni caso)

(risate) Abbiam fatto lo stesso ragionamento tra colleghi, se v’interessa! Volevamo andare in giro con la maglietta…

12. Professoressa, sappiamo tutti che Giovanni Paolo II andò a fare una visita ufficiale al dittatore Augusto Pinochet nel 1987  (tra parentesi, ispirandosi a questo fatto i Litfiba hanno inciso una bellissima canzone, “Santiago”). Quando crede che Benedetto XVI farà lo stesso con Bush?
(risate da parte di tutti) Ah, credo molto presto… non credo sia così difficile!


13. Essendo iscritto a Scienze della comunicazione a me sta tanto a cuore la libertà d’informazione. Recentemente sono venuto a conoscenza che in televisione ci sono cinque temi tabù che la satira non può affrontare liberamente, e di preciso: la chiesa, il capo dello stato, gli handicap fisici, le razze diverse e l’omosessualità.
Se lei conducesse un programma televisivo, esordirebbe con la seguente battuta?
“Ma cristo di un Dio dice Napolitano, quel zoppo di un negro è una checca”.

(risate) Non credo che esordirei con quei termini (risate).
 

14. Professoressa, di solito i docenti danno voti alti negli esami, agli studenti che leccano il culo… per noi un 25 andrebbe benissimo, lei è d’accordo?
(risate) Il mio è un esame scritto, a meno che non mettete una foto sul compito. Comunque non credo molto a questo…

Ad ogni modo lei ha i nominativi del gruppo dei loggionari…
(risate) Ah ma non l’avete capito! Era tutta una scusa per schedarvi! (risate)
 

Per concludere riceviamo i complimenti dalla professoressa assieme ad una preziosa copia con dedica del suo ultimo libro “Le cento professioni della comunicazione”. Tra risate e saluti, concludiamo il nostro assalto al Castelletto.
La versione integrale in formato mp3 sarà disponibile presto online nella sezione Podcast di questo blog.

26 Nov

Anni luce.

Bellissimo programma ancora una volta targato la7, questo qui. Una carrellata di immagini in bianco e nero (ma non solo) che mostra com’era l’italia attraverso gli occhi della televisione, ripercorrendo i percorsi di un particolare artista.
Perché, come diceva Woody Allen: il cinema si ispira alla vita, la quale si ispira alla Tv.

Quest’oggi ad esempio, c’è Paolo Villaggio, e se in molti lo conoscono solamente per la saga di Fantozzi, farebbero meglio ad informarsi. Ma così per ogni artista che viene descritto: si conoscono gli inizi, e si vede come tutto è cominciato. Questo stupisce poiché in molti casi si tratta di bravura notata per caso, così ognuno di noi può sperare nella fortuna.

Aprimi, bastardo!