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Ci è giunto questo interessante articolo che pubblichiamo molto volentieri, spronando i nostri lettori ad inviarcene altri.

L’impurità delle donne nel periodo del ciclo é un fatto noto fin dall’antichità che trova come espressione celebre la circostanza per cui una pianta, toccata da una donna mestruata, appassisce. Ha suscitato recentemente scalpore la storia dell’albero di Lungo Po Machiavelli a Torino, già famoso per le sue foglie inspiegabilmente gialle anche d’estate, fra le cui radici emerse é stato rinvenuto un assorbente usato, rimasto evidentemente nascosto per anni alla vista dei netturbini. La cosa ha riacceso il dibattito sulla necessità di una legge che preveda l’obbligo per le donne di dare alle fiamme gli assorbenti dismessi, al fine di evitare con la loro dispersione nell’ambiente conseguenze indeterminabilmente gravi. La discussione però si é spinta oltre, toccando anche il tema dell’opportunità in ambito lavorativo di continuare a conferire alle donne stesse incarichi
di responsabilità, visto com’é noto che esse manifestano nei giorni del ciclo comportamenti imprevedibili e plausibilmente fuori controllo. Il confronto si colloca in parallelo al filone che muove dall’osservazione del filosofo Luigi del Vecchio sull’inutilità funzionale del clitoride.
”Se il piacere sessuale in un uomo é giustificato dalla necessità di erezione prima, e di un orgasmo poi che abbia potenza adeguata ai fini di uno spruzzo eiaculatorio abbondante, e che vada lontano”, dice il professor del Vecchio “appare del tutto gratuito il piacere sessuale nella donna. L’erezione del clitoride in particolare (termine scientifico del grilletto, ndr) non riveste alcuna funzione organica all’attività di fecondazione e va pertanto guardata con diffidenza e sospetto. Tanto più che il cunnilingus, che il clitoride eretto suggerisce, favorisce sovente la dispersione del seme esternamente alla donna”. Il dibattito quindi va avanti.

Unione del Pene

25 Apr

La scrittura.

Lo scrivere per il sottoscritto (subito i giochi di parole) è oltre che una passione innata, anche un modo per esprimere la mia creatività, non imprigionarla nel silenzio di una mente, seppur geniale.
E così mi ritrovo a scrivere cose senza arrivare mai ad una fine, mai a qualcosa che possa considerarsi completo. La gente ormai con internet arriva a guadagnarci come uno stipendio, più di uno stipendio, e senza fare troppi sforzi, affidandosi solamente alla creatività e alla voglia di fare.
Il mio sogno, e quello di tutti in genere, è quello di fare subito tanti soldi, per poi essere a posto da questo lato, e andarmene a spasso per il mondo a vedere il visibile, e a gioire per ogni alba diversa. La società nella quale ci troviamo ci mette di fronte sempre allo stesso quesito: dove trovare i soldi? Sebbene la risposta a questa domanda per Berlusconi è stata: “Ma ovvio, li chiedo alla mafia!”, non tutti possiamo contrattare con persone così importanti.
Quindi rimane il sogno, anche un po’ per scherzo, ad onor del vero, poiché son dell’opinione che i soldi vadano guadagnati con fatica per poter dare una vera importanza al denaro. Confesso però che se vincessi all’enalotto qualche miliardo, di certo non rifiuterei un centesimo.

Chissà se un giorno, con la scrittura, riuscirò almeno ad avere il culo parato per fine mese.

di Gennaro Brusaporco da Aosta
(incredibile, ha comprato il traduttore simultaneo!)

Finalmente è Natale, le luci che decorano le case, l’albero
addobbato, il presepe, ormai in disuso, forse la neve, si sta un po’ con la
famiglia, l’animo di tutti è più buono, tutti sono più buoni, almeno per un
pochino.

Eppure qualcosa non torna: innumerevoli vagonate di critiche
e di commenti su argomenti che fanno notizia, perchè colpiscono l’immaginario
collettivo, ci sommergono. L’Italia è un paese economicamente allo sbando
(dillo agli argentini, vedrai come ti risponderanno), ogni giorno omicidi
riempiono i telegiornali, a Napoli, fino a qualche giorno fa, chiedevano
l’aiuto dell’esercito, magari di quei soldati in missione “di pace” in Iraq
(non vorrete che l’Italia non si schieri con gli americani, vero?).

Evidentemente negli ultimi anni ci siamo adagiati sulla
nostra comoda vita, forse i sessantottini hanno ucciso gli spiriti
rivoluzionari, esaurendoli nelle loro proteste e sminuiti, se non condannati a
morte, da BR e compagni. Fatto sta che non abbiamo più nessun vero stimolo che
ci spinga a cambiare ciò che non va, e l’unica pratica accettata è la protesta
fine a se stessa, senza l’azione di ribellione che dovrebbe seguirla. I
politici sono dei coglioni, hanno a cuore solo loro e non il popolo che li
vota, i prezzi di tutto sono troppo alti, le multinazionali sfruttano i
bambini, i lavoratori non arrivano a fine mese perchè sottopagati dai datori di
lavoro che hanno troppi privilegi. Ma poi che succede? Alle elezioni non si
presenta mai niente di nuovo, di giovane, di rivoluzionario, nel frigo di tanti
italiani ci sono alimenti scaduti anni fa e abbandonati al loro destino,
comprati perchè la pubblicità ci diceva: ”Compra-compra-compra!”, se non hai le
nike ti senti depresso, e Berlusconi, la voce della combriccola di imprenditori
che si è creata i diritti spropositati di cui godono, è ancora tra i più
votati, forse a causa del primo punto considerato. Probabilmente siamo un poco
schiavi della pubblicità, della società e del giudizio degli altri, forse un
po’ pigri, probabilmente non abbiamo interessi talmente forti per reagire,
almeno per ora.

Tanto per mantenere un po’ di coerenza, questo Natale potremmo evitare di fare regali
di marche multinazionali da 500 euro al pezzo, va benissimo un regalo preso
alle bancarelle del mercato, anche se così volgarmente poco snob. Oppure non
spendere 100 euro a testa per il pranzo con i parenti, che fino alla vigilia
odi e che da Santo Stefano ricomincerai ad odiare. O ancora peggio sputtanare
migliaia di euro per potersi vantare di essere stati alle Maldive, per poi
lamentarsi al ritorno perchè qui da noi il pane è troppo caro. Insomma, rompere
un po’ meno i coglioni dicendo dicendo e poi non facendo niente per cambiare la
realtà, anzi, facendo il contrario di ciò che sappiamo tanto bene predicare. O
forse potremmo continuare così, essendo cose che riusciamo a fare bene potremmo
specializzarci e diventare i numeri uno.

Ma, per favore, non spacciate il Natale per questo.

Aprimi, bastardo!