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Sto facendo un progetto per RadioBue (www.radiobue.it),
la radio dell’università di Padova. Si tratta di un radiodramma
satirico sulla vita universitaria di due coinquilini che sono anche
compagni di corso a Scienze della Comunicazione. Vi riporto il testo. Nel caso venisse
approvato e registrato, vi farò avere i dettagli per ascoltare il
podcast. Anche se forse chi non è di Padova o di SdC non capirà alcune
delle battute.

COINQUILINI DI CORSO
Radiodramma universitario satirico sulla convivenza studentesca.


Puntata Zero


Suoni: porta che si apre, leggera musica di sottofondo, porta che si chiude,
la musica continua e c’è un rumore di passi e delle chiavi che sbattono sul tavolo.

Seba: Ehilà, Mateo!
Mateo: Ciao Seba!
Seba: Cazzo, volevo dirti che sono 4 mesi che viviamo insieme nella
stessa casa e non hai ancora imparato a pulire il tavolo dopo le feste.
Mateo: E che sarà mai, non era così sporco stamattina.
Seba: Non era sporco? Ma se c’erano due tuoi amici che stavano trombando sul tavolo. E due che trombavano SOTTO il tavolo.
Mateo: Ma dai, per così poco? E tu allora, che ieri a pranzo hai lasciato le briciole? Poi arrivano le formiche, e lo sai.
Seba: Ma perché parlo ancora con te?
Mateo: Perché siamo coinquilini e pure compagni di corso?
Seba: Approposito, sei andato a lezione oggi?
Mateo: Io sì, ma si può sapere perché tu non vieni quasi mai?
Seba: Ma è semplice, dato che frequentiamo le stesse lezioni, faccio prima a rubarti gli appunti.
Mateo: E chi ti dice che ne prenda, di appunti?
Seba: Ma allora cosa vai a fare?
Mateo: Vuoi mettere sentire le lezioni di Frateschi? Quell’uomo è
meglio del Valium, si sarà laureato in Anestesia, coi massimi voti
pure. Faccio di quelle dormite che nemmeno Lehmann nelle partite no.
Seba: Sei il solito cazzone.
Mateo: Specchio riflesso.
Seba: Buttati nel cesso.
Mateo: Il cesso è occupato e tu sei fregato. HAH! Approposito, vado in bagno.
Seba: Il cesso è occupato veramente, c’è il drogato che sta cagando.
Mateo: Ma chi, Paolo?
Seba: No, l’altro.
Mateo: Andrea?
Seba: No, l’altro ancora.
Mateo: Aaaah, Cortelazzo! Capisco… ma non ce l’ha un bagno che deve venire a fare le sue cagate qui?
Seba: Ma no stupido, c’è Giuliano, che è venuto a trovarci.
Mateo: Ma sì, capiscimi quando scherzo. Cortelazzo mica sa dove
abitiamo! Piuttosto, la giornata è stata dura. Dopo Frateschi c’erano
due ore della materia inutile.
Seba: Quale, psicologia cognitiva?
Mateo: No, l’altra.
Seba: Psicologia sociale?
Mateo: No, l’altra ancora.
Seba: Aaaah, Sociolinguistica! Capisco… ma ad una certa età i
professori bisognerebbe mandarli in pensione comunque, o cremarli, che
è anche meglio.
Mateo: Dai, bell’idea: organizziamo una raccolta di firme! Ma te che hai fatto invece?
Seba: Mah… io niente di particolare, ho pulito il tavolo… e anche
sotto al tavolo. Per dividere i tizi ho dovuto fare come con i cani.
Mateo: Bastonate?
Seba: Ovvio, e quando ho visto che quelle non funzionavano sono andato
di acqua gelata. Si son staccati. E tu devi smetterla di invitare gente
così in casa quando facciamo le feste. Ma dove li avevi conosciuti?
Mateo: Sul tavolo dell’Highlander, una sera. Cioè… stavano seduti che bevevano. Non mi sarei mai aspettato una cosa simile.
Seba: Ecco, io te lo dico, perché occhei che siamo coinquilini ma un minimo di decenza… e se arrivava qualcuno?
Mateo: E chi vuoi che arrivi di giovedì mattina? Sono tutti impegnati a pulirsi il vomito dalle magliette!
Seba: ECCO cosa dovevo fare, grazie di avermelo ricordato… intanto che
sono di là, metti un po’ su Radio Cane che ci ascoltiamo il notiziario
studentesco e un po’ di musica cazzuta.
Mateo: Occhei badrone!

Suoni: Passi, rumore di un pulsante, rumori di sintonizzazione della radio, bzzzzzz,
vzzzzzhrrrrrr, tipo così.

Inizio della trasmissione nella trasmissione

Suoni: siglettina del cazzo, simpatica e che faccia ridere, musichetta leggera di sottofondo
durante tutta la trasmissione.

Radio:
Bentornati su Radio Cane, la radio abusiva e sboccata che fa
concorrenza a Radio Bue. Noi abbiamo il 25% di pulci in più e loro sono
cornuti più di un cesto di lumache.
Sono le 11.30 in punto, io sono Già stanco, quindi ecco a voi a
malavoglia la consueta rubrica “Comunicane”, notizie flash dedicate ai
ragazzacci di Scienze della comunicazione a Padova, il cui slogan è
“siamo comunicatori ma non riusciamo a farlo capire alla gente”.

Partiamo con una notizia che ha dell’incredibile: “Dopo 5 mesi, usciti
i voti dell’esame di Videoscrittura. Nessuna rivendicazione. Il
professor Cortelazzo dice: “Io non c’entro”.

Passiamo a parlare della professoressa di informatica, Maristella
Agosti. Vergognoso accadimento alla presentazione del suo primo
innovativo computer comandato a voce. Uno stronzo dal pubblico si è
alzato gridando: “FORMAT C: INVIO”. Il professor Cortelazzo dice: “Io
non c’entro”.

Curioso retroscena ad un esame: i ragazzi, all’appello di Teorie e
tecniche dei Nuovi media del professor Ugo Guidolin, lasciati soli a
svolgere l’esame scritto, riescono a sbagliarlo in tronco. Sono stati
segati tutti. Il professore si difende: “eppure era a crocette, a
risposta unica”.

Ad ottobre il professor Stefano Allievi presenterà il libro “Koran for
Dummies”, alla faccia di Adel Smith che finalmente potrà, forse,
imparare qualcosa.

Alcuni osservatori fanno notare come, specie nel primo anno del corso,
l’aula A si stia trasformando in una passerella di moda: ragazze tirate
come la faccia di Berlusconi che sfilano come modelle tra i gradini di
Via Loredan. Per rientrare meglio nella parte, nelle pause tra una
lezione e l’altra, corrono a vomitare nei bagni.

Singolare competizione svoltasi all’ultimo appello d’esame di
Semiotica: una ventina di ragazzi hanno fatto a gara a chi si ritirava
per primo. Il vincitore ha guadagnato un 18 politico. Il professor
Zijno commenta così l’accaduto: “quando ho notato questo ragazzo che
scendeva le scale a quattro a quattro col foglio dell’esame immacolato,
ho visto nei suoi occhi un fuoco che ardeva e non ho potuto che
premiarlo”.

Bene, questa era l’ultima notizia, io sono Sempre più stanco, la
rubrica “Comunicane” si conclude qui. Miraccomando ragazzi e professori
di SdC, continuate a far prosperare questo spazio. Vai con la musica!

Suoni: Canzone a scelta. Poi suono di un pulsante che interrompe il tutto e si ritorna con la
consueta musichetta di sottofondo.

Si ritorna al radiodramma vero e proprio, ossia i dialoghi.

Mateo: Sempre dei grandi quelli di Radio Cane.
Seba: Diamine, ho scoperto che il vomito da vino rosso non va via.
Mateo: Hai scoperto l’acqua calda.
Seba: Giusto… buona idea!
Mateo: Eh… faccio da mangiare, va’! Cosa c’è in frigo?
Seba: L’ultima volta che ho controllato c’erano: due cipolle, una mezza birra sgasata e ben quattro dadi Star.
Mateo: Ci va di lusso… bisogna andare a fare la spesa.. tu hai soldi?
Seba: L’ultima volta che avevo soldi in tasca, Papa Wojtyla era ancora vivo. E te?
Mateo: L’ultima volta che avevo io soldi in tasca, mi ricordo che era il giorno in cui gli hanno sparato.
Seba: Uhm, e che si fa allora?

Suoni: Tre secondi di silenzio.

Mateo e Seba in coro: “GIULIANOOOOO!!”

Suoni: tiro dello sciacquone.
Suoni: siglettina finale alla “inizio di John Holmes”.

FINE PUNTATA ZERO

Nel corso di laurea in Scienze della Comunicazione a Padova, dopo 5 mesi, usciti alcuni voti dell’esame di videoscrittura. Nessuna rivendicazione. Il professore: “Non sono stato io”.

Come forse sapete, c’è un sito trasversale del corso in Scienze della Comunicazione a Padova, dato che quello ufficiale fa cagare ed è fermo da anni, e per essere in un corso così è una cosa assurda. Voglio dire, ci hanno confusi con Archeologia?
Si tratta di www.sdcpadova.it, col quale abbiamo collaborato per un breve periodo. Ci hanno seguiti, ci hanno promossi e ora ci ricascano: piaciamo, e ne siamo consci. Dunque andate qui per leggere una breve recensione e l’estratto di un nostro articolo.

Ringrazio la Webmaster e mi riprometto di offrirle un buon caffè. Dalla macchinetta.

Questa in pochi la capiranno. Il massimo sarebbe essere appassionati di Gaber ed iscritti al corso di Scienze della Comunicazione a Padova. Ma eccola qui.

No… no, non è vero, io dei numeri del Loggione non ho niente da rimproverarmi… non mi sembra di aver detto delle cose gravi.
La mia vita? Una vita normale: rubo, picchio i bambini… Non ho ancora ammazzato nessuno, figuriamoci… qualche bestemmia, ma è normale… no?
Lavoro, frequento poco, ma pago le tasse d‘iscrizione… non mi sembra di avere delle colpe. Non ho dato nemmeno l’esame della Sorba, per dire…
Ah… voi parlavate di prima? Ma prima mi sono comportato come tutti…
Cosa portavo con me? Sì, macchina digitale, il lettore mp3, il cellulare… Perché, non va bene? È comodo.
Cosa cantavo? Questa poi. Volete sapere cosa cantavo? Ma sì certo, anche intercalari popolari, sì… bestemmie.
Devo parlar più forte? Sì! BESTEMMIE! Sì: Dio l’ho bestemmiato, e anche la Madonna… però in coro, eh!
Sì, quello sì, lo ammetto, ho visto anch’io Germano Mosconi.
Come, se in camera ho delle foto? Che discorsi… certo, Audrey Hepburn, Shirley MacLane… Certo, poster? Non mi pare… forse uno, non a colori però, in bianco e nero: Orson Welles.
No, quello No. Io il clero non l’ho mai insultato. Mai… beh, una volta, ma… i cardinali. Giusto un paio.

Come, se ero comunicatore? Mi piacciono le domande dirette. Volete sapere se ero comunicatore? No no, finalmente. E giusto chiarirle queste cose, una volta per tutte. Oh! Se ero comunicatore…
Mah… in che senso? No, voglio dire…
Qualcuno era comunicatore perché era nato a Padova…
Qualcuno era comunicatore perché il compagno di classe, il cugino, il vicino di casa… la morosa no!
Qualcuno era comunicatore perché vedeva Italia 1 come una promessa, Canale 5 come una poesia, la comunicazione come il paradiso terrestre.
Qualcuno era comunicatore perché il suo blog non lo commentava nessuno.
Qualcuno era comunicatore perché aveva avuto un’educazione senza internet.
Qualcuno era comunicatore perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche… lo esigevano tutti.

Qualcuno era comunicatore perché la storia è un esame da soli 6 crediti.
Qualcuno era comunicatore perché gliel’avevano detto…
Qualcuno era comunicatore perché non gli avevano detto di Cortelazzo…
Qualcuno era comunicatore perché prima aveva fatto il liceo classico.
Qualcuno era comunicatore perché aveva capito che con gli esami poteva andare piano ma lontano.
Qualcuno era comunicatore perché Allievi era un bravo professore.
Qualcuno era comunicatore perché era bravo a studiare, ma non gli andava proprio di impegnarsi.
Qualcuno era comunicatore perché beveva lo spritz e vomitava ai mercoledì padovani.
Qualcuno era comunicatore perché era così idiota che aveva bisogno di qualcuno che lo facesse sentire a casa.
Qualcuno era comunicatore perché era talmente affascinato dai disoccupati che voleva essere uno di loro.
Qualcuno era comunicatore perché non ne poteva più di fare il disoccupato.
Qualcuno era comunicatore perché gli esami, la laurea, il lavoro… facile no?
Qualcuno era comunicatore perché il contratto a tempo indeterminato, oggi no… domani forse, ma dopodomani… sicuramente!
Qualcuno era comunicatore perché: viva Hitchcock, viva Spielberg, viva Quentin Tarantino!
Qualcuno era comunicatore per fare rabbia ai suoi professori delle superiori.
Qualcuno era comunicatore perché guardava sempre la7.
Qualcuno era comunicatore per moda, qualcuno per la figa, qualcuno per il cazzo, sì…
Qualcuno era comunicatore perché voleva fare il curriculum in Comunicazione pubblica e fare l’impiegato statale.
Qualcuno era comunicatore perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini.
Qualcuno era comunicatore perché aveva scambiato SdC per un corso serio.
Qualcuno era comunicatore perché era convinto di avere dietro di sé il papà che gli parava il culo in ogni caso.
Qualcuno era comunicatore perché era più comunicatore degli altri.
Qualcuno era comunicatore perché c’era il grande corso in SdC della facoltà di Lettere a Padova.
Qualcuno era comunicatore nonostante ci fosse il grande corso in SdC della facoltà di Lettere a Padova.
Qualcuno era comunicatore perché non c’era niente di meglio.
Qualcuno era comunicatore perché abbiamo il peggior corso di Discipline d’Arte Musica e Spettacolo d’Europa!
Qualcuno era comunicatore perché la televisione peggio che da noi solo l’Uganda.
Qualcuno era comunicatore perché non ne poteva più di 40 anni di giornalismo viscido e ruffiano.
Qualcuno era comunicatore perché Daniele Luttazzi, Biagi, Michele Santoro, la Guzzanti ecc, ecc, ecc…
Qualcuno era comunicatore perché chi era coglione era comunicatore.
Qualcuno era comunicatore perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare informazione…
Qualcuno, qualcuno credeva di essere comunicatore e forse era qualcos’altro.
Qualcuno era comunicatore perché sognava una televisione diversa da quella americana.
Qualcuno era comunicatore perché pensava di poter comunicare liberamente, solo se potevano farlo anche gli altri.

Qualcuno era comunicatore perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo.
Perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di un’aula diversa. Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno.
Era solo uno slancio, un desiderio di cambiare gli orari, di cambiare la vita..
Qualcuno era comunicatore perché con accanto questa voglia uno era come più di se stesso, era come due persone in una.
Da una parte la personale fatica di non addormentarsi a seguire i corsi in aula A… dall’altra il senso di appartenenza ad un gruppo che voleva spiccare il volo, per cambiare veramente SdC.
No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano superato il test di ammissione, senza essere capaci di far un cazzo, come dei paraculo.

E ora? Anche ora ci si sente come divisi in due gruppi: da una parte i pirla che prendono sempre trenta agli esami, imparando tutto a memoria, come dei pappagalli ipotetici, e dall’altra i gabbiani, senza più neanche l’intenzione di laurearsi, perché ormai erano andati fuori corso.
Due miserie in un corso solo.

Ebbene, non ricordo di averlo mai detto ufficialmente, però Il Loggione gode di uno spazietto sul sito non ufficiale di Scienze della Comunicazione di Padova, sdcpadova.it. Quest’oggi mi sono visto recapitare nella mia e-mail una newsletter natalizia, e quindi ne parlo.

Col 2007 si spera che il sito, forte dei grandi numeri a suo favore sia in termine di traffico che di iscritti, si rinnovi:

- Innanzitutto in termini di grafica e navigabilità: la confusione è tanta, ma di cose buone ce ne sono tantissime, si deve solamente fare chiarezza!
- Poi personalmente io chiedo che assuma una precisa collocazione. Difatti ora non è ben chiara la sua definizione: è un blog, un portale, una via di mezzo… cosa? Questa collocazione si verifica anche dando un preciso taglio sia grafico che di personalità al sito. Non un lavoro da poco, certo, ma la buona volontà non manca di certo!
- Infine, bisognerebbe incentivare, come stiamo già facendo (ma bisogna che si verifichino prima le due condizioni di cui sopra), delle iniziative studentesche espresse in termini di concorsi a tutto spiano… un modo per sfruttare la rivalità naturale che contraddistingue le persone, spingendole a fare bene e a farsi notare, dando al corso di laurea un nome da meritare.

Augurando che il 2007 sia produttivo (e, capitano, qui ci sta una riunione di lavoro) auguro al sito di diventare un giorno un punto di riferimento non solo degli studenti del corso in questione, ma di tutte le università di Padova.

Ripropiniamo qui l’ntervista ad Arjuna Tuzzi, professoressa di Metodologie e Tecniche delle Scienze sociali, tenutasi il 27/11/2006.


1. Iniziamo col parlare del suo nome, “Arjuna”, strano ma bello. I suoi fratelli si chiamano per caso Yudhisthira, Bhima, Nakula e Sahadeva? (nomi dei personaggi del poema epico del Mahābhārata)

Non ho fratelli, comunque sì, il mio nome deriva dalla mitologia indiana.


2. Professoressa, lei fin dal primo giorno di lezione è stata molto fiscale sui ritardi: rompere le palle è una dote naturale oppure il risultato di duri anni di allenamento?

(ride) Sono riuscita a farvelo credere? Mah, a dire la verità non sono così nota per essere una rompiscatole, penso che arrivare in tempo alle lezioni sia più una forma di rispetto nei confronti dei vostri compagni.


3. Lei è una professoressa molto competente e di questo gliene rendiamo merito. Ma riguardo i suoi colleghi: se sopra una torre ci fossero Zotti Minici e Frateschi, lei, dove troverebbe il tritolo per farla saltare?

(ride) Sono due colleghi molto diversi, ho un buon rapporto con entrambi, mi dispiacerebbe farli fuori così anche perché rischierei di finire anch’io sotto nel farli saltare in aria… ma cos’hanno fatto a voi studenti? Comunque ora che mi ci fate pensare hanno qualcosa in comune…

Sì, hanno in comune il fatto che ci fanno addormentare…
Eh ma non è il nostro compito fare gli attori di teatro, è normale che alcune lezioni risultino noiose, poi dipende dal professore quanto riesca a renderla interessante… però, ripeto, non è il nostro mestiere far divertire le persone, certo a qualcuno riesce di conciliare le due cose, se fossimo così bravi avremmo fatto gli attori.

4. Ma parliamo di insegnamenti. Lei non fa la pausa tra un’ora e l’altra. Perché, ha paura che aperte le porte i ragazzi se la diano a gambe?

No assolutamente no. Anzi, io sarei favorevole a far la pausa tra le due ore, perché ci sono studi scientifici sul fatto che l’attenzione cala dopo un determinato tempo, e poi non serve solo a voi studenti.

5. Durante le sue lezioni, mentre spiega si vede che molte persone sono intente a scrivere: secondo lei quale dei tanti cruciverba staranno completando?
(ride) Domanda difficile! Molti leggono il giornale o scrivono alla morosa, ad ogni modo se uno ha voglia di perdere tempo non ha bisogno di venire in aula A… Comunque il cruciverba potremmo provare a farlo tutti insieme in aula! O magari potremmo provare a fare l’esame sotto forma di cruciverba! (battuta fuori campo di Antonio: “6 verticale, dicasi dell’ex post”. (risate))

6. Di qualche giorno fa l’articolo su Il Mattino di Padova dove parlano dell’indagine sullo Spritz che abbiamo fatto sotto la sua supervisione. Gira voce anche che qualcuno l’ha contattata per commissionargliela davvero, l’indagine. Con il ricavato, è vero che offrirà lo Spritz a tutti e 161 i partecipanti?
(risate) Nessuno mi ha ancora commissionato l’indagine. Ad ogni modo… sareste disponibili a rifare l’indagine in tal caso? (sì, sì, sì!). Purtroppo i dati che abbiamo raccolto appartengono ad un campione poco indicativo. Comunque, se  mi viene commissionata ve lo offro volentieri!
 

7. Ma ora qualcosa che ci riguarda da vicino. Lei è stata vista prendere e portare via i numeri della nostra rivista. Questo perché le piace davvero ciò che scriviamo, oppure perché ha un caminetto a legna?

(risate) Non ho un caminetto a legna! Ma a parte questo, le ho prese per curiosità poiché la satira a me piace e m’interessano molto le iniziative degli studenti: comunque ho gradito molto di più il secondo numero rispetto al primo. Dovrebbe essere lo scopo di ogni editore far piacere a più persone possibile il prodotto.

Professoressa, come diceva Battisti, “l’applauso per sentirsi importante, senza domandarsi, per quale gente”. Noi vogliamo essere importanti per coloro che sono importanti per noi.

Ad ogni modo la consideriamo una vostra iniziativa e questo c’interessa molto poiché c’entra molto con quello che fate.

Abbiam visto anche Cortelazzo rubarne una copia!

Ma in realtà  una copia l’ho portata anche alla vostra presidente del Corso di Laurea, la professoressa Ursini e non era molto contenta del primo numero, ma il secondo glielo porterò domani…
 

8. Crede che con quest’iniziativa del giornalino ci daranno i finanziamenti pubblici, oppure gli arresti domiciliari?
Nessuna delle due (risate). Segue breve colloquio sui finanziamenti.
 

9. Lei ha fatto un’indagine sulle professioni della comunicazione, e i numeri confermano che la laurea in Scienze della comunicazione offre tante possibilità di lavoro: così, ad occhio, lei ci vede di più come muratori o spazzini?

Voi tre nello specifico, oppure…? Beh, se la vostra vocazione è fare gli spazzini o i muratori… scherzi a parte, vi posso assicurare che tutto questo clamore mediatico attorno a SdC, definita “laurea inutile creatrice di disoccupati” è del tutto infondato anche perché è un problema generalizzato a tutti i corsi di laurea triennali…


10. Riguardo lo sciopero contro la finanziaria: lei, quando vede i gioiellieri in piazza alzare i cartelli in aria e nota i rolex d’oro ai polsi, pensa: “Poverini, anche loro devono mangiare”?

(risate) No… no!


11. Lei cos’ha votato alle scorse elezioni? No, non ce lo dica, non vorremmo mai doverle dare della cogliona. (in ogni caso)

(risate) Abbiam fatto lo stesso ragionamento tra colleghi, se v’interessa! Volevamo andare in giro con la maglietta…

12. Professoressa, sappiamo tutti che Giovanni Paolo II andò a fare una visita ufficiale al dittatore Augusto Pinochet nel 1987  (tra parentesi, ispirandosi a questo fatto i Litfiba hanno inciso una bellissima canzone, “Santiago”). Quando crede che Benedetto XVI farà lo stesso con Bush?
(risate da parte di tutti) Ah, credo molto presto… non credo sia così difficile!


13. Essendo iscritto a Scienze della comunicazione a me sta tanto a cuore la libertà d’informazione. Recentemente sono venuto a conoscenza che in televisione ci sono cinque temi tabù che la satira non può affrontare liberamente, e di preciso: la chiesa, il capo dello stato, gli handicap fisici, le razze diverse e l’omosessualità.
Se lei conducesse un programma televisivo, esordirebbe con la seguente battuta?
“Ma cristo di un Dio dice Napolitano, quel zoppo di un negro è una checca”.

(risate) Non credo che esordirei con quei termini (risate).
 

14. Professoressa, di solito i docenti danno voti alti negli esami, agli studenti che leccano il culo… per noi un 25 andrebbe benissimo, lei è d’accordo?
(risate) Il mio è un esame scritto, a meno che non mettete una foto sul compito. Comunque non credo molto a questo…

Ad ogni modo lei ha i nominativi del gruppo dei loggionari…
(risate) Ah ma non l’avete capito! Era tutta una scusa per schedarvi! (risate)
 

Per concludere riceviamo i complimenti dalla professoressa assieme ad una preziosa copia con dedica del suo ultimo libro “Le cento professioni della comunicazione”. Tra risate e saluti, concludiamo il nostro assalto al Castelletto.
La versione integrale in formato mp3 sarà disponibile presto online nella sezione Podcast di questo blog.

Ebbene sì, abbiamo indetto un concorso fotografico e speriamo l’affluenza sia meritevole del nostro impegno. Per tutti i dettagli del caso, cliccate qui. Buon divertimento, e partecipate numerosi, stronzetti: è ora di far vedere chi siete.

Non è vero che usciremo oggi, 23 novembre. Ovviamente il bello della diretta. Abbiamo ancora un sacco di cose da fare, e poi manca l’intervista alla Arjuna, non possiamo uscire senza la sua impronta.
Comunque apparte tutto sto lavorando un sacco a vari progetti, e sto lavorando un sacco in generale. Il podcast prenderà piede tra qualche giorno, intanto vi segnalo un nuovo progetto nato con la collaborazione di sdcpadova.it.
Si tratta di una nuova rubrica sul suddetto sito (il quale si spera a breve prenda il posto di quello ufficiale di facoltà, e invito tutti a far pressione a chi di dovere per questo), chiamata l’edicola, dove troverà spazio di volta in volta un inserto de “Il Loggione”, scritto appositamente per loro, nella speranza che sia utile per incrementare la qualità di tutti e due questi spazi web.

Vi comunico che il sito non ufficiale della facoltà di Scienze della Comunicazione di Padova, www.sdcpadova.it, ha avuto il grande onore di poterci linkare nella sua pagina principale, tra l’altro molto ben fatta. In attesa che ci recensiscano come si deve, vi informiamo che ci sono stati, dall’uscita del numero Uno, almeno 50 download. Un grandissimo successo, che speriamo di bissare al più presto.
Oltre alla rubrica dei cortometraggi da poco innaugurata, ci sarà anche quella del Podcast: insomma, avremo la radio online de “Il Loggione”, consultabile in qualsiasi momento grazie a questa nuova e utile tecnologia. Le possibilità quindi non si fermano, per questo progetto nato per diventare un punto di riferimento per tutta la facoltà. No, dai, stronzate. E’ che noi ci divertiamo un sacco a fare ’ste cose, tutto qui.

Aprimi, bastardo!