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Se io fossi un giornalista, ma nessuna testata registrata ancora mi contatta per chiedermi una collaborazione che sarei ben lieto di intraprendere, e se dovessi intervistare il nostro attuale Duce, farei a lui delle domande vere. Alcune tra queste sarebbero:
1. Cavalier Berlusconi… questa è una domanda che milioni di italiani
vorrebbero farle, e che io in nome loro mi ritrovo qui umilmente a rivolgerle: dove ha trovato i soldi?
2. Lei che è stato iscritto alla Loggia massonica P2 che voleva sovvertire l’assetto socio-politico-istituzionale dell’Italia, col numero di tessera 1816, e che poi successivamente è stato condannato per falsa testimonianza (questo perché, ricordiamolo, ha detto allora, e cito testuali parole: “Io non ho mai fatto parte della P2. E comunque, stando alle sentenze dei tribunali della Repubblica, essere piduista non e’ un titolo di demerito”), mi saprà certo rispondere. Come si stava nella P2? Voglio dire, giocavate a carte e cose del genere? Vi vestivate con quei buffi corpicapi che vediamo nei film?
3. Cavaliere, lei per caso non è che è stato tra i mandanti a volto coperto delle stragi in cui sono morti i giudici Falcone e Borsellino? Sa, girano certe voci, certe maldicenze che non le dico… il processo suo è stato archiviato ma noi crediamo che, insomma, lei sia un mariuolo di quelli tosti.
4. Dall’insediamento del suo ultimo governo, fatto di menzogne e leggi anticostituzionali tra cui Napoli ripulita dai rifiuti, immunità per le alte cariche dello stato, Rete4 che continua a trasmettere illegalmente, Alitalia che farà una pessima fine, in molti italiani vorrebbero svitarle il cranio e cagarle in gola, lei crede che siano tutti dei comunisti?
5. Lei trova giusto che un condannato in via definitiva possa sedere in parlamento, o addirittura fare il presidente del consiglio?
5. Quante stronzate mi ha detto durante questa intervista?
Il mondo contemporaneo é stato ed é tuttora fortemente condizionato da due grandi pensatori: Marx e Freud. In estrema sintesi potremmo dire che per il primo tutto é nell’economia, mentre per il secondo tutto é nel sesso. Sulla base del pensiero di Marx qualcuno ha provato a cambiare il mondo, con risultati devastanti che non avrebbero nulla da ‘invidiare’ all’operato nazista. Anche a noi piacerebbe cambiare il mondo. Ci piacerebbe farlo però seguendo l’altro pensiero, quello di Freud. Vorremmo che il sesso potesse venir fatto in pubblico liberamente. Immaginiamo una realtà in cui una coppia consuma per strada un amplesso in totale nudità appoggiata a una macchina, e nessuno ci fa caso, eccetto al più il proprietario dell’auto. Un ragazzino si masturba per strada in attesa del tram e una donna matura, passando, gli chiede se vuole una mano. Uomini che non disdegnano l’omosessualità si riuniscono la domenica nelle piazze, e lì, anzichè parlare di sport o di politica, si denudano, realizzando unioni plurime in variegate figure geometriche dai vertici oscillanti, fra l’interesse e la curiosità dei passanti. Da ogni luogo della città si levano al cielo gemiti, che talora chiameresti ‘ululati’. In treno una donna legge il giornale mentre una viaggiatrice a lei sconosciuta le tiene la testa fra le gambe. Le aveva chiesto poco prima: ‘Permette?’, e non é cortese rifiutare. Passa il capotreno, e nel sollevare la gonna della saffica fa una gratificante pausa di lavoro, mentre l’altra donna continua a leggere. Che bello il mondo così! Purtroppo qualcuno ha scelto Marx.
Unione del Pene
Coraggio Jim.
Coraggio Jim, lo sappiamo entrambi che non avrò il coraggio per farmi avanti. Andrò da lei, magari la guarderò per qualche secondo, lei ricambierà volentieri, ma io, proprio quando tutti, e lei compresa, anzi, soprattutto lei, quando tutti dicevo, si aspetteranno un gesto naturale come un saluto, io tirerò via lo sguardo per posarlo magari sulle pareti di questo cazzo di bar nel quale ci siamo ritrovati. Mi fa cagare come posto, dico davvero. Un bel bar dev’essere discreto, coi tavoli lontani tra loro: che cazzo me ne frega di sentire due vecchietti che parlano di politica non ricordando nemmeno i nomi di quei coglioni che hanno parlato ieri? E che cazzo me ne fotte che a questa tipa dietro di me da due giorni i capelli non stanno più in piega perché la piastra s’è rotta? Un bar è un luogo dello spirito prima che del corpo: la gente non ci viene mica per fare colazione o prendere un fottuto aperitivo che alla fine è sempre lo stesso… no. Le persone entrano con la speranza di trovare un po’ di tranquillità evadendo da quella vita laffuori che tanto insiste a martellarti le orecchie con il battere di tacchi delle persone vuote che girano per i marciapiedi. Da un bar ci si aspetta i colori sgargianti ma nel contempo che facciano rilassare, non il solito grigio utilitaria, perché questa città sa da grigio utilitaria. Sì, quel colore insulso della gente che non ama i colori e non sapendo decidere sceglie il più ovvio: che cazzo di colore è il grigio? Il grigio, te lo dico io, è un non colore. Non è nè bianco, nè nero. É per la gente che non prende posizione, il grigio. Ovviamente parlo per le schifose carrette motorizzate, il grigio in altri ambiti è bellissimo… nelle fotografie ad esempio. Sì, a me le foto piacciono tutte in bianco e nero, niente colore. Perché credo che i colori vadano immaginati, come i libri. Che gusto c’è, voglio dire, a vedere uno stracazzo di muro verde? Ok, è un muro verde, e con questo? Cosa c’è oltre? Invece il bianco e nero.. sì, cazzo, è spettacolare. Ti chiedi subito: ma di che colore sarà mai quello schifosissimo muro? Almeno una domanda te la fai… perché l’arte è questo, Jim, riuscire a far pensare chi la guarda. Cazzo, con questa città piena di merda non è così facile eh. Vai vai, ordiniamo un cappuccino, tanto non vedo l’ora di andare via da questo posto del cazzo. Sì, con le vetrine proprio che puntano sul corso… ma che merda, con tutta la gente che guarda. Anzi, che non guarda. Perché la gente si fa i cazzi suoi normalmente, è quando non ha cazzi suoi da fare che si fa quelli degli altri… e in questa vita monotona, i cazzi propri sono davvero rari, ed è bello quando qualcuno se li fa, una vera e propria soddisfazione, sì. Cazzo, un sacco di persone, e nessuno che pensa a come sarebbe bello se tutti avessero i cazzi propri da fare… ti immagini Jim? Una collina immensa, piena di cazzi. E una fila di gente come alla cassa del supermercato, ognuno passa e prende i suoi… due borsette, grazie. E poi se li mette in macchina e va verso casa a farseli belli dorati nella padella preriscaldata a fuoco lento con una fettina di burro. Così tutti sono felici perché hanno una motivazione per andare avanti nella vita, eh? Ma cosa te lo dico a fare, qui poi… questo bar non è fatto per le chiacchiere, è un fast-bar fottutissimo. Sì, fast-bar, come la merda del Mac. Mangi e scappi. Non c’è soluzione… invece, vuoi mettere una pizzeria? Eh, una bella prosciutto e funghi che arriva tre quarti d’ora dopo che l’hai ordinata… secondo me è l’apoteosi. Sai quante cose puoi dire nel contempo? E nessuno che ti guarda male, nessuno che si mette dietro di te aspettando che tu te ne vada fuori dai coglioni entro tre, due, uno… ma lascia stare, non parliamone. Sì, sì… grazie del cappuccino. Ma offri tu allora? No perché sai, non ho mai soldi io, mica viaggio col portafoglio sempre pieno. Eh, guarda, al tempo d’oggi i soldi vanno via come il pane. Per non parlare di quanto costa comprare il pane. Guarda, con questo euro del cazzo siamo messi male, non sai nemmeno chi ti sta fottendo e da quale parte.. magari sei in una gang bang e non lo sai, perché sei così impegnato a raccogliere quei fastidiosissimi centesimi che nemmeno ti accorgi di starne prendendo due insieme. Cazzi tuoi, certo. Tanto al supermercato li hai presi, con tutta l’altra spesa. Ma questi maledetti a cosa servono poi? Centesimi, sì, ma non puoi comprarci nulla. Non sarebbe meglio se arrotondassimo tutto, eh? Che ne dici? Io penso che sarebbe una bellissima idea… e poi questa merda di moneta da due euro, non potevano fare quelli di carta? Non ti sembra di avere in mano niente, e invece sono quattro mila lire, eh. Mica cazzi, ci compravo un sacco di cose io con quattro mila lire. Un sacco ti dico. Eh, certo, ora però è più semplice, puoi andare a farti inculare anche in Spagna o Francia… in tutta l’unione europea ci sono cazzi che ti aspettano esultanti come tanti nanetti lavoratori. Va beh, va… beviamo questo cappuccino. Merda, ma lo zucchero di canna ce l’hanno qui? O lo sapevi tu che con le barbabietole da zucchero stanno facendo esperimenti per vedere se bruciando creano energia? Sì sì, tante macchinine color grigio utilitaria che vanno con le barbabietole! Sai che figo dopo se dal tubo di scappamento esce vapore dolciastro? Però è lo stesso una merda, perché per fare le piantagioni di barbabietole devono usare lo stesso il petrolio… e allora dov’è il bello? Oh, pazienza, tanto tra un po’ creperemo tutti perché le calotte polari si stanno sciogliendo. Poi chi abita vicino alla costa verrà sommerso da tutta quell’acqua, ma tanto farà caldo perché ormai la terra sta diventando come una grande ed enorme serra che ingloba tutto… bello però, potremo farci il bagno tuffandoci direttamente dai grattacieli. Sarebbe fico, anche perché i bar come questo in cui stiamo non ci sarebbero più, verrebbero sommersi dall’acqua… ma aspetta, qui siamo sopra o sotto il livello del mare? No perché allora toccherebbe scendere un po’, non ci potremmo godere la piscina in città. Va beh, dai, questo cappuccino mi ha un po’ messo la carica, ci voleva dopo un risveglio del genere… che proprio quando chiedi a casa di non essere svegliato, tutti fanno più rumore possibile per poterti far bestemmiare già di primo mattino. Dio cristo, e sì che dormo anche male, Jim. Beh, cazzo, voglio vedere te col materasso merdoso che ho io… cambiarlo dici? Certo, come no, e i soldi dove li trovo? Devo comprare cose più importanti. Devo comprarmi la batteria, sì, e suonare un po’ per rilassarmi! Sì, so già dove metterla, in garage. Oh, Jim, io ti lascio eh… devo scappare, sì. Non so a fare cosa, sai. Certo di cazzi miei non ne ho tantissimi in questo momento, credo sia meglio andare a comprarne un po’ al supermercato, sperando che con l’euro non costino anche quelli il doppio. Che poi, dopo un po’ è stancante parlare col poster di un cantante morto…
Dovranno con ogni probabilità restituirmi i soldi che ho pagato per l’università, e sono la bellezza di 500 e passa euro. La mia scheda ISEE è talmente bassa che non posson fare altrimenti, ma hanno commesso evidentemente un errore dovuto a: incompetenza, inadeguatezza, disinteresse per il proprio lavoro, mancanza di un’adeguata politica di meritocrazia. Tutte le cose insieme. Almeno così potrò mettermi via quei soldi per fare una bella vacanza a maggio e/o comprarmi una macchina fotografica professionale, come si deve insomma. Ma la devo smettere di citare Gaber, comunque.
Uccidete la democrazia!
Fonte: Corriere della sera
In un documentario i «brogli» del Polo
Deaglio e Cremagnani: anomalie sulle schede bianche
Beppe Cremagnani ed Enrico Deaglio con la regia di Ruben H. Oliva, non
è questione di sindrome da complotto ma di numeri, numeri e ore. Gli
autori lo dicono subito, prima che scorrano in anteprima le immagini e
Gola Profonda inizi il suo racconto. La notte di lunedì 10 aprile 2006
è ormai sfumata nel martedì e l’Italia è in sospeso, il flusso dei dati
elettorali s’è bloccato, «non si riesce a capire che sta succedendo»
dice Romano Prodi, l’esito delle elezioni è più che mai in bilico e
intanto a Palazzo Grazioli, quartier generale di Berlusconi, è arrivato
Beppe Pisanu. Mai successo che un ministro dell’Interno lasciasse il
suo posto in un momento così. C’era già stato verso le 19,20. Per
convocarlo, alle 23,14 gli telefonano al Viminale, «l’hanno costretto,
letteralmente costretto ad andare». Berlusconi è furibondo, «gli grida
in faccia, dice che lui non è disposto a perdere per una manciata di
voti». Pisanu torna al Viminale e là ci sono quelli dell’Unione. Marco
Minniti, Ds, è piombato in sala stampa agitatissimo, ha cercato i
funzionari, ha fatto una telefonata. Poi si è rasserenato.
Testimonianze. Immagini dei tg. E Gola Profonda che racconta: più
tardi, a Palazzo Grazioli, ci sono quattro uomini chiusi in una stanza.
Berlusconi, Bondi, Cicchitto e, ancora, Pisanu. Il Cavaliere non ci
sta. E il clima si fa pesante, per il ministro. Volano insulti,
«vigliacco», «traditore». Sono le 2.44 quando Piero Fassino annuncia
alle telecamere: abbiamo vinto. A quanto pare dal film, il grande
imbroglio informatico è sfumato in extremis, il programma che nel
sistema di trasmissione dati del Viminale trasformava le schede bianche
in voti per Forza Italia è stato fermato a ventiquattromila voti dal
traguardo, l’esiguo vantaggio dell’Unione. E a questo punto le immagini
rallentano, scrutano il volto segnato del segretario Ds, le occhiaie
scure, lo sguardo cupo, mai vista una proclamazione così. In via del
Plebiscito Berlusconi fa chiamare l’onorevole Ghedini, vuole preparare
un decreto che dice farà approvare dal Consiglio dei ministri per
sospendere il risultato elettorale fino a un nuovo conteggio e assicura
che lo farà firmare a Ciampi.
Ma dal Colle fanno sapere che il Presidente «non vuole
neanche sentirla», una richiesta simile. Abbiamo evitato un golpe? «Non
s’innamori dei paroloni: guardi i numeri», sorride Gola Profonda, alias
uno strepitoso Elio De Capitani, l’ex «Caimano» di Moretti che nel film
incarna tutte le fonti riservate dell’inchiesta. Il personaggio che
racconta quella notte delle Politiche 2006 è fittizio, «ma i numeri
sono veri», spiega Deaglio, «aspettiamo che intervengano i magistrati,
che il ministro chiarisca, che il presidente Napolitano ci rassicuri ».
Gli autori sono partiti da un libro, Il broglio, firmato da un anonimo
«Agente Italiano» e uscito a maggio. Il dvd contiene i dati provincia
per provincia. Numeri che il Viminale pubblica di solito «dopo 40
giorni» e fino ad oggi sono rimasti riservati. Perché? «Perché sono
impresentabili, ecco perché». Al centro del «docu-thriller», il mistero
delle schede bianche. Dalle Politiche 2001 a quelle 2006, per la prima
volta nella storia della Repubblica, sono crollate: da 1.692.048 ad
appena 445.497, 1.246.551 in meno. Maggiore partecipazione? Ma gli
elettori, al netto dei votanti all’estero, sono stati di meno:
39.424.967 contro i 40.190.274 di cinque anni fa. E soprattutto ci sono
le «anomalie» statistiche. L’Italia è varia, la percentuale di
«bianche» nel 2001 cambiava ad ogni regione, 2,6 in Toscana, 9,9 in
Calabria, 5,5 in Sardegna… L’animazione del film fa ruotare lo
Stivale come in una centrifuga, nel 2006 i dati sono omologati, «tutto
dall’1 al 2%, isole comprese!». Tutto più o meno uguale, e non un posto
dove le bianche non siano calate. In Campania, per dire, si è passati
da 294.291 bianche a 50.145, meno duecentocinquantamila, dall’8
all’1,4%. E poi c’è la successone degli eventi. Alle 15 il primo
exit-poll dà all’Unione cinque punti di scarto, come tutti i sondaggi.
Ma alle 15,45 Denis Verdini, responsabile dell’ufficio elettorale di
Forza Italia, dice che «alla Camera è testa a testa, lo si vedrà dopo
diverse proiezioni».
E infatti: un’animazione mostra la «forbice» tra gli
schieramenti che diminuisce «regolare come un diesel», ogni ora la Cdl
guadagna mezzo punto e l’Unione lo perde. I primi dati del Viminale
arrivano alle 20,19 e proseguono col contagocce. Alle 21,38 l’Ulivo
invita a «presidiare i seggi», quando si bloccano i dati manda il
segretario provinciale a Caserta. Inizia la lunga notte. Resta da
scoprire l’arma del delitto. E Deaglio, nel film, vola in Florida a
intervistare Clinton Curtis, programmatore informatico che nel 2001,
inconsapevole, preparò un software per truccare le elezioni e poi ha
denunciato tutto e ne ha fatto una battaglia. «Qualsiasi broglio le
venga in mente, con la matematica si può fare». E al direttore di
Diario, in mezz’ora, prepara un programma che distribuisce in
automatico le bianche a uno schieramento lasciandone una percentuale
tra l’1 il 2, «si può inserire nel computer centrale o a metà della
rete, bastano quattro o cinque persone». Deaglio dice che le bianche
mancanti e i voti in più di Forza Italia corrispondono: «Sono gli unici
risultati sbagliati dagli exit-poll». Problema: se è vero, perché
Berlusconi ha perso? La tesi del film è nella domanda che Deaglio fa a
Curtis: è possibile interrompere il processo? «In ogni momento». Si
torna alla notte di Palazzo Grazioli. Le pressioni su Pisanu. Il «colpo
di teatro», l’arresto di Provenzano l’indomani. E l’«antropologia» dei
democristiani, il loro fiuto infallibile. Gola Profonda conclude:
«Quella sera il ministro ha fiutato. Ha capito subito che Berlusconi
era un gatto che si agitava, ma era un gatto morto. E ha agito di
conseguenza».
Alcune anticipazioni.
Dopo il grande successo dell’intervista con la professoressa Arjuna Tuzzi, che potrete trovare scaricando il numero Due della rivista, un’altra cavia un altro professore ha accettato di farsi intervistare. Si tratta niente di meno che di Stefano Allievi, professore di Sociologia del primo anno. Davvero entusiasta di questa opportunità, ci ha dato la sua totale disponibilità, per cui in questi giorni ci stiamo preparando le domande da fargli. Saranno circa una quindicina, e andranno ad intaccare un po’ tutti gli aspetti dell’attualità: dalla politica alla religione, passando per l’istruzione. Contiamo di poter fare un buon lavoro, e alla fine uscirne, facendo un bel brindisi con il Montepulciano d’Abruzzo.
Ricordo a tutti che domani, martedì 5 dicembre alle 17.30, in aula A di Via Loredan ci sarà un incontro con Gherardo Colombo, Magistrato della Suprema Corte di Cassazione, il quale terrà una lezione sul tema Etica, diritto e comunicazione.
Non mancate, anche perché il sottoscritto avrà delle domande da porre anche a lui, e magari ci scapperà una breve intervista anche lì.



