Archivio per la tag 'napolitano'

Allora, parliamoci chiaro. Napolitano non si è rincoglionito, lo è sempre stato. Ma nella sua infinita vita, ha imparato a diventare furbo, e calpestare un pochino la dignità dell’Italia per poi salvarla. Ha firmato quella legge perché Berlusconi la smettesse di preoccuparsi dei processi suoi e pensasse al bene del paese.
Ma non ha considerato che la corte costituzionale con ogni probabilità, a meno che non si rincoglioniscano anche loro, annullerà quella legge in palese contrasto con la costituzione. E allora tutto da capo. La verità è che in Italia non abbiamo gente con le palle, apparte Di Pietro e i giocatori di calcio, per ovvi motivi.

Fossi stato io Napolitano non solo non avrei firmato, ma avrei fatto un discorso alle camere e anche a reti unificate, per dire qualcosa del genere:

“Italiani, come al solito avete votato un coglione. Ma non vi biasimo, ognuno ha il governo che merita, infine. Solo che, cazzo… l’altrà metà che non l’ha votato cosa deve fare, emigrare? Già siamo in pochi qui, poi se se ne vanno pure i migliori rimaniamo una manciata di fascisti e qualche mafioso qua e là. Date retta a me, alle prossime elezioni, non guardate la tv, perché tanto lo sapete che vi prendono per il culo. Ma davvero credevate che avrebbe fatto i vostri interessi? Ma andiamo, lo sanno tutti che le bugie hanno le gambe corte… e beh, il vostro premier è alto un metro e un cazzo. Ma comunque io non vi biasimo, siete un popolo di boccaloni e meritate di finire così, derisi da tutta Europa e coperti dalla merda, dalla corruzione e dalla mafia. Ve lo siete cercato. E non provate a dire che metà di voi non l’ha votato, perché quella metà lì, se avesse le palle adesso, sarebbe in piazza a fare la rivoluzione.
Non l’avete ancora capito, cazzoni, che siamo in uno Stato illegale, da tempo. Rete4 continua a trasmettere, abbiamo i mafiosi al governo, come premier uno che si è arricchito coi vostri soldi e vi ha preso per il culo per tutto il tempo e voi cosa andate a fare? Lo rivotate!
E dite anche che è un grande imprenditore. Sì, se anch’io fossi stato iscritto alla P2 e avessi avuto l’appoggio occulto della mafia e delle banche per le mie attività, avessi fatto le leggi per favorire le mie aziende e avessi corrotto gente per aggiudicarmi la più grande società d’editoria italiana che mi frutta miliardi, beh, cazzo… anch’io sarei stato un grande imprenditore. Ma proprio grandissimo.
La verità, cari italiani, sia voi che l’avete votato, sia voi che continuate a stare zitti e non fare un cazzo, la verità dicevo è una sola: che l’Italia, e ve lo dico con il cuore di un vecchio rincoglionito che tenta di salvarla seppur calpestando il proprio orgoglio e la dignità dei padri costituenti, è veramente un gran paese di merda“.

Gli organizzatori dicono che eravamo in 80 mila, per la questura ovviamente circa 30 mila. La questura… una volta il questore ed altri cinque funzionari sono rimasti chiusi per un guasto in ascensore. Sono poi arrivati i pompieri a salvarli tutti e sei. Il giorno dopo la notizia in prima pagina: “Sei funzionari pubblici rimangono chiusi in ascensore: per la questura erano in due “.

Insomma, apparte la neve che era caduta la notte prima, c’era un bel sole, però si gelava. La gente era tantissima, il profumo d’erba buona si sentiva lungo tutto il corteo. Ci siamo anestetizzati con un paio di birre e siamo partiti per una camminata di quattro ore, facendo il giro di Vicenza tra musica e tamburi. C’era pure una jazz band che ci accompagnava da dietro: lo so perché ogni tanto mi ritrovavo il trombone in mezzo alle chiappe. Poi ne vedevi di tutti i colori.

Gente che si fermava a pisciare, gente che si fermava a guardare gli altri pisciare, e gente che si fermava a pisciare sulla gente che si fermava a guardare gli altri pisciare. Insomma, è stato divertente, e poi ci siamo presi a palle di neve ad un certo punto, apoteosi. Ogni tanto ne tiravo una in mezzo al corteo gridando: “Almeno sono meglio delle bombe, cazzo!”.

Poi dopo questo giro della madonna dove le bestemmie e i cori contro questo governo e soprattutto contro questa amministrazione comunale inetta e corrotta fioccavano felici nell’aria fredda, abbiamo finito le birre. Quando ormai era già buio siamo tornati alla stazione dei treni, per poi salutare la gentaglia e andare a prenderci una pizza calda, mangiarla e ridere di tutta questa Italia assurda, parlando di cortometraggi da girare, e musiche per quest’ultimi da incidere. Tutti a casa dopo, con qualcosa in più nel cuore. Com’era? Ah, sì: “Napolitano, ti sei cagato in mano”.

Alcune delle mie foto le potete trovare su Flickr.

Ripropiniamo qui l’ntervista ad Arjuna Tuzzi, professoressa di Metodologie e Tecniche delle Scienze sociali, tenutasi il 27/11/2006.


1. Iniziamo col parlare del suo nome, “Arjuna”, strano ma bello. I suoi fratelli si chiamano per caso Yudhisthira, Bhima, Nakula e Sahadeva? (nomi dei personaggi del poema epico del Mahābhārata)

Non ho fratelli, comunque sì, il mio nome deriva dalla mitologia indiana.


2. Professoressa, lei fin dal primo giorno di lezione è stata molto fiscale sui ritardi: rompere le palle è una dote naturale oppure il risultato di duri anni di allenamento?

(ride) Sono riuscita a farvelo credere? Mah, a dire la verità non sono così nota per essere una rompiscatole, penso che arrivare in tempo alle lezioni sia più una forma di rispetto nei confronti dei vostri compagni.


3. Lei è una professoressa molto competente e di questo gliene rendiamo merito. Ma riguardo i suoi colleghi: se sopra una torre ci fossero Zotti Minici e Frateschi, lei, dove troverebbe il tritolo per farla saltare?

(ride) Sono due colleghi molto diversi, ho un buon rapporto con entrambi, mi dispiacerebbe farli fuori così anche perché rischierei di finire anch’io sotto nel farli saltare in aria… ma cos’hanno fatto a voi studenti? Comunque ora che mi ci fate pensare hanno qualcosa in comune…

Sì, hanno in comune il fatto che ci fanno addormentare…
Eh ma non è il nostro compito fare gli attori di teatro, è normale che alcune lezioni risultino noiose, poi dipende dal professore quanto riesca a renderla interessante… però, ripeto, non è il nostro mestiere far divertire le persone, certo a qualcuno riesce di conciliare le due cose, se fossimo così bravi avremmo fatto gli attori.

4. Ma parliamo di insegnamenti. Lei non fa la pausa tra un’ora e l’altra. Perché, ha paura che aperte le porte i ragazzi se la diano a gambe?

No assolutamente no. Anzi, io sarei favorevole a far la pausa tra le due ore, perché ci sono studi scientifici sul fatto che l’attenzione cala dopo un determinato tempo, e poi non serve solo a voi studenti.

5. Durante le sue lezioni, mentre spiega si vede che molte persone sono intente a scrivere: secondo lei quale dei tanti cruciverba staranno completando?
(ride) Domanda difficile! Molti leggono il giornale o scrivono alla morosa, ad ogni modo se uno ha voglia di perdere tempo non ha bisogno di venire in aula A… Comunque il cruciverba potremmo provare a farlo tutti insieme in aula! O magari potremmo provare a fare l’esame sotto forma di cruciverba! (battuta fuori campo di Antonio: “6 verticale, dicasi dell’ex post”. (risate))

6. Di qualche giorno fa l’articolo su Il Mattino di Padova dove parlano dell’indagine sullo Spritz che abbiamo fatto sotto la sua supervisione. Gira voce anche che qualcuno l’ha contattata per commissionargliela davvero, l’indagine. Con il ricavato, è vero che offrirà lo Spritz a tutti e 161 i partecipanti?
(risate) Nessuno mi ha ancora commissionato l’indagine. Ad ogni modo… sareste disponibili a rifare l’indagine in tal caso? (sì, sì, sì!). Purtroppo i dati che abbiamo raccolto appartengono ad un campione poco indicativo. Comunque, se  mi viene commissionata ve lo offro volentieri!
 

7. Ma ora qualcosa che ci riguarda da vicino. Lei è stata vista prendere e portare via i numeri della nostra rivista. Questo perché le piace davvero ciò che scriviamo, oppure perché ha un caminetto a legna?

(risate) Non ho un caminetto a legna! Ma a parte questo, le ho prese per curiosità poiché la satira a me piace e m’interessano molto le iniziative degli studenti: comunque ho gradito molto di più il secondo numero rispetto al primo. Dovrebbe essere lo scopo di ogni editore far piacere a più persone possibile il prodotto.

Professoressa, come diceva Battisti, “l’applauso per sentirsi importante, senza domandarsi, per quale gente”. Noi vogliamo essere importanti per coloro che sono importanti per noi.

Ad ogni modo la consideriamo una vostra iniziativa e questo c’interessa molto poiché c’entra molto con quello che fate.

Abbiam visto anche Cortelazzo rubarne una copia!

Ma in realtà  una copia l’ho portata anche alla vostra presidente del Corso di Laurea, la professoressa Ursini e non era molto contenta del primo numero, ma il secondo glielo porterò domani…
 

8. Crede che con quest’iniziativa del giornalino ci daranno i finanziamenti pubblici, oppure gli arresti domiciliari?
Nessuna delle due (risate). Segue breve colloquio sui finanziamenti.
 

9. Lei ha fatto un’indagine sulle professioni della comunicazione, e i numeri confermano che la laurea in Scienze della comunicazione offre tante possibilità di lavoro: così, ad occhio, lei ci vede di più come muratori o spazzini?

Voi tre nello specifico, oppure…? Beh, se la vostra vocazione è fare gli spazzini o i muratori… scherzi a parte, vi posso assicurare che tutto questo clamore mediatico attorno a SdC, definita “laurea inutile creatrice di disoccupati” è del tutto infondato anche perché è un problema generalizzato a tutti i corsi di laurea triennali…


10. Riguardo lo sciopero contro la finanziaria: lei, quando vede i gioiellieri in piazza alzare i cartelli in aria e nota i rolex d’oro ai polsi, pensa: “Poverini, anche loro devono mangiare”?

(risate) No… no!


11. Lei cos’ha votato alle scorse elezioni? No, non ce lo dica, non vorremmo mai doverle dare della cogliona. (in ogni caso)

(risate) Abbiam fatto lo stesso ragionamento tra colleghi, se v’interessa! Volevamo andare in giro con la maglietta…

12. Professoressa, sappiamo tutti che Giovanni Paolo II andò a fare una visita ufficiale al dittatore Augusto Pinochet nel 1987  (tra parentesi, ispirandosi a questo fatto i Litfiba hanno inciso una bellissima canzone, “Santiago”). Quando crede che Benedetto XVI farà lo stesso con Bush?
(risate da parte di tutti) Ah, credo molto presto… non credo sia così difficile!


13. Essendo iscritto a Scienze della comunicazione a me sta tanto a cuore la libertà d’informazione. Recentemente sono venuto a conoscenza che in televisione ci sono cinque temi tabù che la satira non può affrontare liberamente, e di preciso: la chiesa, il capo dello stato, gli handicap fisici, le razze diverse e l’omosessualità.
Se lei conducesse un programma televisivo, esordirebbe con la seguente battuta?
“Ma cristo di un Dio dice Napolitano, quel zoppo di un negro è una checca”.

(risate) Non credo che esordirei con quei termini (risate).
 

14. Professoressa, di solito i docenti danno voti alti negli esami, agli studenti che leccano il culo… per noi un 25 andrebbe benissimo, lei è d’accordo?
(risate) Il mio è un esame scritto, a meno che non mettete una foto sul compito. Comunque non credo molto a questo…

Ad ogni modo lei ha i nominativi del gruppo dei loggionari…
(risate) Ah ma non l’avete capito! Era tutta una scusa per schedarvi! (risate)
 

Per concludere riceviamo i complimenti dalla professoressa assieme ad una preziosa copia con dedica del suo ultimo libro “Le cento professioni della comunicazione”. Tra risate e saluti, concludiamo il nostro assalto al Castelletto.
La versione integrale in formato mp3 sarà disponibile presto online nella sezione Podcast di questo blog.

Fonte: Corriere della sera

Nel documentario il racconto di una lite Berlusconi-Pisanu
In un documentario i «brogli» del Polo

Deaglio e Cremagnani: anomalie sulle schede bianche

MILANO — Uccidete la democrazia!, il nuovo film di
Beppe Cremagnani ed Enrico Deaglio con la regia di Ruben H. Oliva, non
è questione di sindrome da complotto ma di numeri, numeri e ore. Gli
autori lo dicono subito, prima che scorrano in anteprima le immagini e
Gola Profonda inizi il suo racconto. La notte di lunedì 10 aprile 2006
è ormai sfumata nel martedì e l’Italia è in sospeso, il flusso dei dati
elettorali s’è bloccato, «non si riesce a capire che sta succedendo»
dice Romano Prodi, l’esito delle elezioni è più che mai in bilico e
intanto a Palazzo Grazioli, quartier generale di Berlusconi, è arrivato
Beppe Pisanu. Mai successo che un ministro dell’Interno lasciasse il
suo posto in un momento così. C’era già stato verso le 19,20. Per
convocarlo, alle 23,14 gli telefonano al Viminale, «l’hanno costretto,
letteralmente costretto ad andare». Berlusconi è furibondo, «gli grida
in faccia, dice che lui non è disposto a perdere per una manciata di
voti». Pisanu torna al Viminale e là ci sono quelli dell’Unione. Marco
Minniti, Ds, è piombato in sala stampa agitatissimo, ha cercato i
funzionari, ha fatto una telefonata. Poi si è rasserenato.
Testimonianze. Immagini dei tg. E Gola Profonda che racconta: più
tardi, a Palazzo Grazioli, ci sono quattro uomini chiusi in una stanza.
Berlusconi, Bondi, Cicchitto e, ancora, Pisanu. Il Cavaliere non ci
sta. E il clima si fa pesante, per il ministro. Volano insulti,
«vigliacco», «traditore». Sono le 2.44 quando Piero Fassino annuncia
alle telecamere: abbiamo vinto. A quanto pare dal film, il grande
imbroglio informatico è sfumato in extremis, il programma che nel
sistema di trasmissione dati del Viminale trasformava le schede bianche
in voti per Forza Italia è stato fermato a ventiquattromila voti dal
traguardo, l’esiguo vantaggio dell’Unione. E a questo punto le immagini
rallentano, scrutano il volto segnato del segretario Ds, le occhiaie
scure, lo sguardo cupo, mai vista una proclamazione così. In via del
Plebiscito Berlusconi fa chiamare l’onorevole Ghedini, vuole preparare
un decreto che dice farà approvare dal Consiglio dei ministri per
sospendere il risultato elettorale fino a un nuovo conteggio e assicura
che lo farà firmare a Ciampi.

Ma dal Colle fanno sapere che il Presidente «non vuole
neanche sentirla», una richiesta simile. Abbiamo evitato un golpe? «Non
s’innamori dei paroloni: guardi i numeri», sorride Gola Profonda, alias
uno strepitoso Elio De Capitani, l’ex «Caimano» di Moretti che nel film
incarna tutte le fonti riservate dell’inchiesta. Il personaggio che
racconta quella notte delle Politiche 2006 è fittizio, «ma i numeri
sono veri», spiega Deaglio, «aspettiamo che intervengano i magistrati,
che il ministro chiarisca, che il presidente Napolitano ci rassicuri ».
Gli autori sono partiti da un libro, Il broglio, firmato da un anonimo
«Agente Italiano» e uscito a maggio. Il dvd contiene i dati provincia
per provincia. Numeri che il Viminale pubblica di solito «dopo 40
giorni» e fino ad oggi sono rimasti riservati. Perché? «Perché sono
impresentabili, ecco perché». Al centro del «docu-thriller», il mistero
delle schede bianche. Dalle Politiche 2001 a quelle 2006, per la prima
volta nella storia della Repubblica, sono crollate: da 1.692.048 ad
appena 445.497, 1.246.551 in meno. Maggiore partecipazione? Ma gli
elettori, al netto dei votanti all’estero, sono stati di meno:
39.424.967 contro i 40.190.274 di cinque anni fa. E soprattutto ci sono
le «anomalie» statistiche. L’Italia è varia, la percentuale di
«bianche» nel 2001 cambiava ad ogni regione, 2,6 in Toscana, 9,9 in
Calabria, 5,5 in Sardegna… L’animazione del film fa ruotare lo
Stivale come in una centrifuga, nel 2006 i dati sono omologati, «tutto
dall’1 al 2%, isole comprese!». Tutto più o meno uguale, e non un posto
dove le bianche non siano calate. In Campania, per dire, si è passati
da 294.291 bianche a 50.145, meno duecentocinquantamila, dall’8
all’1,4%. E poi c’è la successone degli eventi. Alle 15 il primo
exit-poll dà all’Unione cinque punti di scarto, come tutti i sondaggi.
Ma alle 15,45 Denis Verdini, responsabile dell’ufficio elettorale di
Forza Italia, dice che «alla Camera è testa a testa, lo si vedrà dopo
diverse proiezioni».

E infatti: un’animazione mostra la «forbice» tra gli
schieramenti che diminuisce «regolare come un diesel», ogni ora la Cdl
guadagna mezzo punto e l’Unione lo perde. I primi dati del Viminale
arrivano alle 20,19 e proseguono col contagocce. Alle 21,38 l’Ulivo
invita a «presidiare i seggi», quando si bloccano i dati manda il
segretario provinciale a Caserta. Inizia la lunga notte. Resta da
scoprire l’arma del delitto. E Deaglio, nel film, vola in Florida a
intervistare Clinton Curtis, programmatore informatico che nel 2001,
inconsapevole, preparò un software per truccare le elezioni e poi ha
denunciato tutto e ne ha fatto una battaglia. «Qualsiasi broglio le
venga in mente, con la matematica si può fare». E al direttore di
Diario, in mezz’ora, prepara un programma che distribuisce in
automatico le bianche a uno schieramento lasciandone una percentuale
tra l’1 il 2, «si può inserire nel computer centrale o a metà della
rete, bastano quattro o cinque persone». Deaglio dice che le bianche
mancanti e i voti in più di Forza Italia corrispondono: «Sono gli unici
risultati sbagliati dagli exit-poll». Problema: se è vero, perché
Berlusconi ha perso? La tesi del film è nella domanda che Deaglio fa a
Curtis: è possibile interrompere il processo? «In ogni momento». Si
torna alla notte di Palazzo Grazioli. Le pressioni su Pisanu. Il «colpo
di teatro», l’arresto di Provenzano l’indomani. E l’«antropologia» dei
democristiani, il loro fiuto infallibile. Gola Profonda conclude:
«Quella sera il ministro ha fiutato. Ha capito subito che Berlusconi
era un gatto che si agitava, ma era un gatto morto. E ha agito di
conseguenza».

Oh, io lo scarico.

Aprimi, bastardo!