Archivio per la tag 'Lavoro'
Dopo un mese circa di inattività dovuta a gente incompetente che non sa fare il proprio lavoro (non parlo dei politici stavolta), il sito al quale collaboro, l’aggregatore di video più pazzo del web, Non dire mai Video, è tornato online! Una gioia immensa da parte di tutti noi e una spinta per andare avanti a proporre anche cose nostre.
Non vi nego il desiderio di fare una rubrica video satirica che va in onda ogni settimana sulle pagine del blog. Vedremo.
Ci è giunto e lo pubblichiamo.
MASTER COLORAZIONE DIGITALE
La Scuola Internazionale di Comics offre un’eccezionale occasione per
chi cerca una professione artistica: il Master in Colorazione Digitale
appositamente pensato per gli sbocchi professionali nell’editoria
italiana, francese e americana e nato sotto l’egida del prestigioso
studio professionale RED WHALE.
Il Master sarà tenuto dallo specialista David Messina e si
svolgerà dalla metà di gennaio alla metà di luglio. Sono previsti
interventi di Paolo Maddaleni (Soleil, Disney, IDWpublishing, Pixar) e
Ilaria Traversi (IDWpublishing, Le Lombard, Play Press).
La Scuola Internazionale di Comics seleziona chi desidera
partecipare al Master in colorazione tramite una prova di colorazione,
che è possibile scaricare dal link http://www.scuolacomics.it/ftp_area/master.zip
La prova va consegnata su CD + stampata presso la sede principale della scuola in via Ostiense 75 F entro il 15 dicembre 08.
Orario di svolgimento: mercoledì e venerdì dalle 10 alle 13 presso la
sede di via della Magliana 256, palazzina A scala B, Roma (accanto alla
stazione del treno metropolitano Villa Bonelli). Per informazioni
scrivere a romacomics@scuolacomics.it
Scuola Internazionale di Comics
Accademia delle Arti Visive, Grafiche, Digitali e Letterarie
via Ostiense 75/f, Roma (Metro Piramide)
tel.06.5783038 - 06.57284480 fax 06.57133259
Orario:10.00 - 13.00 e 15.30 - 18.30
dal Lunedì al Venerdì
Io ho una concezione di Stato magari disillusa, ma non di certo irrealizzabile, anzi. La mia idea è semplice, ed è applicata in vari altri paesi d’Europa: il Welfare.
Tutti dovrebbero avere un minimo di soldi garantiti dallo Stato, per riuscire a sopravvivere senza fare l’elemosina in giro oppure fare la “dieta obbligata” un giorno su due. Ed è tutto fattibilissimo, anche in Italia.
Studenti, disoccupati, pensionati che non hanno pagato i contributi, invalidi… a tutti un assegno mensile di 400 euro circa, per legge. Ed è tutto possibile, basta non investire tutti quei miliardi per le spese militari, fare la lotta all’evasione fiscale, supertassare i plurimiliardari e invece di dare a loro una Porsche, dare a noi venticinque Peugeot 206. E’ un rapporto 1 a 25 per quanto riguarda le macchine, uao… chissà per il resto!
Ah, dimenticavo, un’altra cosa importante… eh, se ne parla così poco che nessuno se la ricorda mai, ammesso che sappia cosa sia: il signoraggio! Abolendo quello tutto il mondo sarebbe a posto, altro che questo paesotto insulso che è l’Italia.
Ma la gente dirà: ma i ricchi quei soldi se li sono guadagnati!
E io dico: col cazzo!
Primo bisogna vedere in che modo se li sono guadagnati, perché se andiamo a vedere il più ricco imprenditore mafioso legalizzato d’Italia, Silvio Berlusconi, beh… allora si può vedere l’andazzo degli altri.
E poi secondo: cosa te ne fai di tutti quei miliardi quando sei vecchio e stai per morire? L’altruismo te l’hanno insegnato? Beh, se no, allora ci pensa lo Stato ad autoinsegnarselo, dato che molti si scordano un po’ di cose…
Poi, se qualcuno vuole guadagnare di più di 400 euro, allora si trova un lavoro e fatica per stare meglio, questa la parola chiave. Perché lo Stato deve garantire lo stare bene, la dignità, in automatico.
Non so se anche voi avete le vecchiette ai mercati che si ammassano mentre i commercianti stanno andando via per prendere la roba che loro buttano via perché non è più buona per il giorno dopo: beh, io sì. E lo facciamo pure noi, qui in casa. E’ tutta roba buona, comunque, bisogna litigare un po’ per contendersela ma per il resto un buon pranzo e una cena te la fai.
Ecco, io non vorrei fare così, vorrei comprare le cose con i soldi che mi dà lo Stato: meno bombe e più pomodori ragazzi, non sarebbe fantastico?
Ah, se tutti pagassero le tasse: io nel mio piccolo mi sono già avviato. Ho aperto la partita Iva, dato che eseguo lavori di illustrazione, grafica, scrivo articoli, faccio traduzioni e piccoli siti web. E pago il mio 20%, grazie ad un regime introdotto dal governo Prodi, del quale ovviamente nessuno ne era a conoscenza essendo la sinistra incapace di comunicare con la gente. Insomma, e non sono nemmeno italiano… troppo buono, direte. Ma no, è che mi disegnano così.
Il mondo contemporaneo é stato ed é tuttora fortemente condizionato da due grandi pensatori: Marx e Freud. In estrema sintesi potremmo dire che per il primo tutto é nell’economia, mentre per il secondo tutto é nel sesso. Sulla base del pensiero di Marx qualcuno ha provato a cambiare il mondo, con risultati devastanti che non avrebbero nulla da ‘invidiare’ all’operato nazista. Anche a noi piacerebbe cambiare il mondo. Ci piacerebbe farlo però seguendo l’altro pensiero, quello di Freud. Vorremmo che il sesso potesse venir fatto in pubblico liberamente. Immaginiamo una realtà in cui una coppia consuma per strada un amplesso in totale nudità appoggiata a una macchina, e nessuno ci fa caso, eccetto al più il proprietario dell’auto. Un ragazzino si masturba per strada in attesa del tram e una donna matura, passando, gli chiede se vuole una mano. Uomini che non disdegnano l’omosessualità si riuniscono la domenica nelle piazze, e lì, anzichè parlare di sport o di politica, si denudano, realizzando unioni plurime in variegate figure geometriche dai vertici oscillanti, fra l’interesse e la curiosità dei passanti. Da ogni luogo della città si levano al cielo gemiti, che talora chiameresti ‘ululati’. In treno una donna legge il giornale mentre una viaggiatrice a lei sconosciuta le tiene la testa fra le gambe. Le aveva chiesto poco prima: ‘Permette?’, e non é cortese rifiutare. Passa il capotreno, e nel sollevare la gonna della saffica fa una gratificante pausa di lavoro, mentre l’altra donna continua a leggere. Che bello il mondo così! Purtroppo qualcuno ha scelto Marx.
Unione del Pene
A due giorni dall’inizio degli esami di Stato, e quindi dalla prima prova di Italiano, iniziano le voci sui possibili temi che usciranno davanti a più di 500 mila studenti d’Italia. Mentre tutti si dibattono sui probabili titoli (Pavese, riflessione sui morti sul lavoro e bullismo tra gli argomenti più gettonati), noi in anteprima abbiamo scoperto la lista dei temi della maturità 2008, e ovviamente la condividiamo.
Andiamo a vedere insieme di cosa si tratta:
“Chiesa: è giusto gettare un ragazzino in mezzo a due preti cattolici e guardarli lottare fino alla morte? Poni una tua personale riflessione”.
“Berlusconi: il nuovo messia? Si discute sui miracoli del cavaliere: di come abbia fatto scomparire i processi, della moltiplicazione degli introiti delle sue aziende e di come abbia fatto a far tornare in vita i suoi capelli. Tu credi in lui?”
“La mafia non esiste. Secondo noi. Ma anche secondo te.
L’alunno esprima su questo una libera opinione”.
“In Italia si discute da tempo sull’evoluzionismo. Con Darwin ormai sorpassato, lo studente è tenuto a riflettere se l’uomo discenda o meno dalla crostata di mele della propria nonna”.
Questo il famoso elenco trovato a casa di Umberto Bossi, nascosto dentro la cassaforte fatta saltare da un immigrato rumeno. Quest’ultimo, dopo aver legato e picchiato i due anziani di casa, scappò aiutato da un marocchino che si trovava nei paraggi a spacciare droga. Inseguito dalla polizia si rifugiò nell’appartamento di una prostituta moldava quindicenne, e poi, una volta che le acque si calmarono, si fece fare dei documenti falsi da un albanese che aveva appena finito di portar via il lavoro a degli italiani in fila davanti ad un’agenzia interinale. Prima di dileguarsi, ebbe il tempo di violentare una ragazza conosciuta in discoteca, ma solo dopo aver investito con la macchina due ragazzini in bicicletta.
Ma ecco il famoso elenco, che si propone di salvare l’Italia dalla crisi.
1. Vendere la Sicilia.
2. Vendere la Sardegna.
3. Bombardare Napoli come nel 1943.
4. Lavori forzati per i detenuti.
5. Campi di concentramento per gli immigrati (fatto)
6. Castrare gli immigrati maschi
7. Cancellare o almeno far sbiadire il bianco e il rosso sulla bandiera nazionale.
8. Partendo dalla mappa delle regioni, erigere muri (tipo Berlino) lungo il confine di ciascuna.
9. Marcia su Roma
10. Chiamare l’idraulico per il rubinetto in cucina.
Chi sono e dove scrivo
Non so esattamente il perché di questo. Volevo solamente dire la mia sui temi d’attualità, giusto per tenere le dita allenate. Sono Mateo, ho 23 anni e vorrei fare se non altro il giornalista, perché è sempre meglio che lavorare. Ma lo sappiamo tutti, i giornali, anche quelli di provincia, sono pieni di raccomandati: gente che ha la terza media e scrive ancora “qual’è”, con l’apostrofo, però viene pagata. Per non parlare del tapis roulant che devi avere come lingua per farti strada. No, no buono.
Noialtri invece, che non siamo schiavi del padrone, che non vogliamo i titoli dei pezzi ce li scriva qualcun altro o le bozze ce li correggano mani altrui, possiamo solo far sentire la voce da lontano, dal web. E non pagandoci nessuno, si pensa di fare un po’ come tutti: buttarsi sugli Adsense, perché non si può mai sapere.
E quindi eccoci qui, senza pretesa alcuna, a scrivere con una connessione precaria, e con una mentalità precaria, sull’Italia e sul mondo, giusto per parlare infine di noi stessi e delle nostre aspettative, che sempre si combinano con la voglia di denaro, almeno per potersi pagare l’affitto di una stanza a Padova, e possibilmente un pranzo caldo ogni giorno. Perché sì, va bene, i soldi non fanno la felicità. La comprano.
Ah, quasi mi dimenticavo, se volete i miei servigi come articolista/scrittore per qualsiasi argomento, contattatemi. Possibilmente giornali online registrati, o almeno che paghino bene.
Mini auto-biografia non autorizzata:
Mateo: albanese di provenienza, non rinnega affatto le sue origini e per dimostrarlo, durante le feste, si mette a cantare canzoni popolari in lingua madre. Ogni tanto se siete estremamente fortunati lo potete vedere, bello, dannato e capellone, aggirarsi ai vari corsi di Scienze della Comunicazione, dove frequenta con assiduo impegno la macchina del caffè. E ogni tanto trova il tempo per seguire anche qualche dolce ragazzina che si aggira per di lì a suon di “Ciao bela!”.
Tra le altre cose, articoli che non so dove vadano a finire, scrivo su:
Il Loggione
Il Caffè degli artisti
Non dire mai Video
Mondo Informatico
CineRecensioni
Serial Experiments
Melting Pot
Informazione Libera
Free Abandonware
Film e Telefilm
e la lista è in crescendo, se vuoi ingaggiarmi basta un fischio…
Come dice la Ursini: ricevo ed inoltro questo comunicato stampa che mi è arrivato.
Per le strade di Torino, fra ignari passanti, potrebbe celarsi il tuo predatore. Da lunedì 12 maggio nel capoluogo Piemontese 100 fra ragazze e ragazzi si nascondono e si cercano, si spiano e si evitano, attendono il momento giusto per sparare alla propria vittima con una pistola …ad acqua.
Dopo New York, Vancouver, San Francisco, Los Angeles, Londra, Barcellona e Parigi anche a Torino arriva la streetwar!
Il gioco si ispira al film “La decima vittima” di E. Petri con Marcello Mastroianni. Agli iscritti verrà consegnato un kit con all’interno il nome, la foto e le abitudini della propria preda: scopo del gioco è colpire con pistole ad acqua le proprie vittime evitando gli attentati del proprio killer.
L’area di gioco comprende praticamente l’intera città, esclusi naturalmente abitazioni, luoghi di lavoro, locali pubblici e di culto. Come su un set, sei protagonista di un thriller mozzafiato, e vincerai un premio se riuscirai a sopravvivere eliminando gli altri concorrenti.
Un torneo di 3 settimane giocato 24 ore su 24, ulteriori informazioni si possono trovare sul sito ufficiale: http://www.torinospy.com
La novità oltreoceano spopola: si susseguono racconti on-line,ci si scambiano consigli su come intrappolare il proprio obiettivo, si studiano nuove armi e ci si ingegna per elaborare fatali tattiche.
Leggende metropolitane narrano di incredibili agguati, di amori nati sotto spruzzi d’acqua e di epici racconti.
Un gioco che riempirà le giornate dei torinesi di avventura e suspense.
Questa in pochi la capiranno. Il massimo sarebbe essere appassionati di Gaber ed iscritti al corso di Scienze della Comunicazione a Padova. Ma eccola qui.
No… no, non è vero, io dei numeri del Loggione non ho niente da rimproverarmi… non mi sembra di aver detto delle cose gravi.
La mia vita? Una vita normale: rubo, picchio i bambini… Non ho ancora ammazzato nessuno, figuriamoci… qualche bestemmia, ma è normale… no?
Lavoro, frequento poco, ma pago le tasse d‘iscrizione… non mi sembra di avere delle colpe. Non ho dato nemmeno l’esame della Sorba, per dire…
Ah… voi parlavate di prima? Ma prima mi sono comportato come tutti…
Cosa portavo con me? Sì, macchina digitale, il lettore mp3, il cellulare… Perché, non va bene? È comodo.
Cosa cantavo? Questa poi. Volete sapere cosa cantavo? Ma sì certo, anche intercalari popolari, sì… bestemmie.
Devo parlar più forte? Sì! BESTEMMIE! Sì: Dio l’ho bestemmiato, e anche la Madonna… però in coro, eh!
Sì, quello sì, lo ammetto, ho visto anch’io Germano Mosconi.
Come, se in camera ho delle foto? Che discorsi… certo, Audrey Hepburn, Shirley MacLane… Certo, poster? Non mi pare… forse uno, non a colori però, in bianco e nero: Orson Welles.
No, quello No. Io il clero non l’ho mai insultato. Mai… beh, una volta, ma… i cardinali. Giusto un paio.
Come, se ero comunicatore? Mi piacciono le domande dirette. Volete sapere se ero comunicatore? No no, finalmente. E giusto chiarirle queste cose, una volta per tutte. Oh! Se ero comunicatore…
Mah… in che senso? No, voglio dire…
Qualcuno era comunicatore perché era nato a Padova…
Qualcuno era comunicatore perché il compagno di classe, il cugino, il vicino di casa… la morosa no!
Qualcuno era comunicatore perché vedeva Italia 1 come una promessa, Canale 5 come una poesia, la comunicazione come il paradiso terrestre.
Qualcuno era comunicatore perché il suo blog non lo commentava nessuno.
Qualcuno era comunicatore perché aveva avuto un’educazione senza internet.
Qualcuno era comunicatore perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche… lo esigevano tutti.
Qualcuno era comunicatore perché la storia è un esame da soli 6 crediti.
Qualcuno era comunicatore perché gliel’avevano detto…
Qualcuno era comunicatore perché non gli avevano detto di Cortelazzo…
Qualcuno era comunicatore perché prima aveva fatto il liceo classico.
Qualcuno era comunicatore perché aveva capito che con gli esami poteva andare piano ma lontano.
Qualcuno era comunicatore perché Allievi era un bravo professore.
Qualcuno era comunicatore perché era bravo a studiare, ma non gli andava proprio di impegnarsi.
Qualcuno era comunicatore perché beveva lo spritz e vomitava ai mercoledì padovani.
Qualcuno era comunicatore perché era così idiota che aveva bisogno di qualcuno che lo facesse sentire a casa.
Qualcuno era comunicatore perché era talmente affascinato dai disoccupati che voleva essere uno di loro.
Qualcuno era comunicatore perché non ne poteva più di fare il disoccupato.
Qualcuno era comunicatore perché gli esami, la laurea, il lavoro… facile no?
Qualcuno era comunicatore perché il contratto a tempo indeterminato, oggi no… domani forse, ma dopodomani… sicuramente!
Qualcuno era comunicatore perché: viva Hitchcock, viva Spielberg, viva Quentin Tarantino!
Qualcuno era comunicatore per fare rabbia ai suoi professori delle superiori.
Qualcuno era comunicatore perché guardava sempre la7.
Qualcuno era comunicatore per moda, qualcuno per la figa, qualcuno per il cazzo, sì…
Qualcuno era comunicatore perché voleva fare il curriculum in Comunicazione pubblica e fare l’impiegato statale.
Qualcuno era comunicatore perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini.
Qualcuno era comunicatore perché aveva scambiato SdC per un corso serio.
Qualcuno era comunicatore perché era convinto di avere dietro di sé il papà che gli parava il culo in ogni caso.
Qualcuno era comunicatore perché era più comunicatore degli altri.
Qualcuno era comunicatore perché c’era il grande corso in SdC della facoltà di Lettere a Padova.
Qualcuno era comunicatore nonostante ci fosse il grande corso in SdC della facoltà di Lettere a Padova.
Qualcuno era comunicatore perché non c’era niente di meglio.
Qualcuno era comunicatore perché abbiamo il peggior corso di Discipline d’Arte Musica e Spettacolo d’Europa!
Qualcuno era comunicatore perché la televisione peggio che da noi solo l’Uganda.
Qualcuno era comunicatore perché non ne poteva più di 40 anni di giornalismo viscido e ruffiano.
Qualcuno era comunicatore perché Daniele Luttazzi, Biagi, Michele Santoro, la Guzzanti ecc, ecc, ecc…
Qualcuno era comunicatore perché chi era coglione era comunicatore.
Qualcuno era comunicatore perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare informazione…
Qualcuno, qualcuno credeva di essere comunicatore e forse era qualcos’altro.
Qualcuno era comunicatore perché sognava una televisione diversa da quella americana.
Qualcuno era comunicatore perché pensava di poter comunicare liberamente, solo se potevano farlo anche gli altri.
Qualcuno era comunicatore perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo.
Perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di un’aula diversa. Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno.
Era solo uno slancio, un desiderio di cambiare gli orari, di cambiare la vita..
Qualcuno era comunicatore perché con accanto questa voglia uno era come più di se stesso, era come due persone in una.
Da una parte la personale fatica di non addormentarsi a seguire i corsi in aula A… dall’altra il senso di appartenenza ad un gruppo che voleva spiccare il volo, per cambiare veramente SdC.
No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano superato il test di ammissione, senza essere capaci di far un cazzo, come dei paraculo.
E ora? Anche ora ci si sente come divisi in due gruppi: da una parte i pirla che prendono sempre trenta agli esami, imparando tutto a memoria, come dei pappagalli ipotetici, e dall’altra i gabbiani, senza più neanche l’intenzione di laurearsi, perché ormai erano andati fuori corso.
Due miserie in un corso solo.
Domani inizio una collaborazione come interprete e traduttore per il Tribunale di Vicenza, nei processi. Insomma, faccio comunicare i criminali con altri criminali.
Poi, come se non bastasse (e non basta no, perché la paga è davvero misera) faccio volantinaggio nei posti più vari. Il tutto per rimediare ad una mia banalissima dimenticanza. Com’è strana la vita.



