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Come dice la Ursini: ricevo ed inoltro questo comunicato stampa che mi è arrivato.
Per le strade di Torino, fra ignari passanti, potrebbe celarsi il tuo predatore. Da lunedì 12 maggio nel capoluogo Piemontese 100 fra ragazze e ragazzi si nascondono e si cercano, si spiano e si evitano, attendono il momento giusto per sparare alla propria vittima con una pistola …ad acqua.
Dopo New York, Vancouver, San Francisco, Los Angeles, Londra, Barcellona e Parigi anche a Torino arriva la streetwar!
Il gioco si ispira al film “La decima vittima” di E. Petri con Marcello Mastroianni. Agli iscritti verrà consegnato un kit con all’interno il nome, la foto e le abitudini della propria preda: scopo del gioco è colpire con pistole ad acqua le proprie vittime evitando gli attentati del proprio killer.
L’area di gioco comprende praticamente l’intera città, esclusi naturalmente abitazioni, luoghi di lavoro, locali pubblici e di culto. Come su un set, sei protagonista di un thriller mozzafiato, e vincerai un premio se riuscirai a sopravvivere eliminando gli altri concorrenti.
Un torneo di 3 settimane giocato 24 ore su 24, ulteriori informazioni si possono trovare sul sito ufficiale: http://www.torinospy.com
La novità oltreoceano spopola: si susseguono racconti on-line,ci si scambiano consigli su come intrappolare il proprio obiettivo, si studiano nuove armi e ci si ingegna per elaborare fatali tattiche.
Leggende metropolitane narrano di incredibili agguati, di amori nati sotto spruzzi d’acqua e di epici racconti.
Un gioco che riempirà le giornate dei torinesi di avventura e suspense.
Coraggio Jim.
Coraggio Jim, lo sappiamo entrambi che non avrò il coraggio per farmi avanti. Andrò da lei, magari la guarderò per qualche secondo, lei ricambierà volentieri, ma io, proprio quando tutti, e lei compresa, anzi, soprattutto lei, quando tutti dicevo, si aspetteranno un gesto naturale come un saluto, io tirerò via lo sguardo per posarlo magari sulle pareti di questo cazzo di bar nel quale ci siamo ritrovati. Mi fa cagare come posto, dico davvero. Un bel bar dev’essere discreto, coi tavoli lontani tra loro: che cazzo me ne frega di sentire due vecchietti che parlano di politica non ricordando nemmeno i nomi di quei coglioni che hanno parlato ieri? E che cazzo me ne fotte che a questa tipa dietro di me da due giorni i capelli non stanno più in piega perché la piastra s’è rotta? Un bar è un luogo dello spirito prima che del corpo: la gente non ci viene mica per fare colazione o prendere un fottuto aperitivo che alla fine è sempre lo stesso… no. Le persone entrano con la speranza di trovare un po’ di tranquillità evadendo da quella vita laffuori che tanto insiste a martellarti le orecchie con il battere di tacchi delle persone vuote che girano per i marciapiedi. Da un bar ci si aspetta i colori sgargianti ma nel contempo che facciano rilassare, non il solito grigio utilitaria, perché questa città sa da grigio utilitaria. Sì, quel colore insulso della gente che non ama i colori e non sapendo decidere sceglie il più ovvio: che cazzo di colore è il grigio? Il grigio, te lo dico io, è un non colore. Non è nè bianco, nè nero. É per la gente che non prende posizione, il grigio. Ovviamente parlo per le schifose carrette motorizzate, il grigio in altri ambiti è bellissimo… nelle fotografie ad esempio. Sì, a me le foto piacciono tutte in bianco e nero, niente colore. Perché credo che i colori vadano immaginati, come i libri. Che gusto c’è, voglio dire, a vedere uno stracazzo di muro verde? Ok, è un muro verde, e con questo? Cosa c’è oltre? Invece il bianco e nero.. sì, cazzo, è spettacolare. Ti chiedi subito: ma di che colore sarà mai quello schifosissimo muro? Almeno una domanda te la fai… perché l’arte è questo, Jim, riuscire a far pensare chi la guarda. Cazzo, con questa città piena di merda non è così facile eh. Vai vai, ordiniamo un cappuccino, tanto non vedo l’ora di andare via da questo posto del cazzo. Sì, con le vetrine proprio che puntano sul corso… ma che merda, con tutta la gente che guarda. Anzi, che non guarda. Perché la gente si fa i cazzi suoi normalmente, è quando non ha cazzi suoi da fare che si fa quelli degli altri… e in questa vita monotona, i cazzi propri sono davvero rari, ed è bello quando qualcuno se li fa, una vera e propria soddisfazione, sì. Cazzo, un sacco di persone, e nessuno che pensa a come sarebbe bello se tutti avessero i cazzi propri da fare… ti immagini Jim? Una collina immensa, piena di cazzi. E una fila di gente come alla cassa del supermercato, ognuno passa e prende i suoi… due borsette, grazie. E poi se li mette in macchina e va verso casa a farseli belli dorati nella padella preriscaldata a fuoco lento con una fettina di burro. Così tutti sono felici perché hanno una motivazione per andare avanti nella vita, eh? Ma cosa te lo dico a fare, qui poi… questo bar non è fatto per le chiacchiere, è un fast-bar fottutissimo. Sì, fast-bar, come la merda del Mac. Mangi e scappi. Non c’è soluzione… invece, vuoi mettere una pizzeria? Eh, una bella prosciutto e funghi che arriva tre quarti d’ora dopo che l’hai ordinata… secondo me è l’apoteosi. Sai quante cose puoi dire nel contempo? E nessuno che ti guarda male, nessuno che si mette dietro di te aspettando che tu te ne vada fuori dai coglioni entro tre, due, uno… ma lascia stare, non parliamone. Sì, sì… grazie del cappuccino. Ma offri tu allora? No perché sai, non ho mai soldi io, mica viaggio col portafoglio sempre pieno. Eh, guarda, al tempo d’oggi i soldi vanno via come il pane. Per non parlare di quanto costa comprare il pane. Guarda, con questo euro del cazzo siamo messi male, non sai nemmeno chi ti sta fottendo e da quale parte.. magari sei in una gang bang e non lo sai, perché sei così impegnato a raccogliere quei fastidiosissimi centesimi che nemmeno ti accorgi di starne prendendo due insieme. Cazzi tuoi, certo. Tanto al supermercato li hai presi, con tutta l’altra spesa. Ma questi maledetti a cosa servono poi? Centesimi, sì, ma non puoi comprarci nulla. Non sarebbe meglio se arrotondassimo tutto, eh? Che ne dici? Io penso che sarebbe una bellissima idea… e poi questa merda di moneta da due euro, non potevano fare quelli di carta? Non ti sembra di avere in mano niente, e invece sono quattro mila lire, eh. Mica cazzi, ci compravo un sacco di cose io con quattro mila lire. Un sacco ti dico. Eh, certo, ora però è più semplice, puoi andare a farti inculare anche in Spagna o Francia… in tutta l’unione europea ci sono cazzi che ti aspettano esultanti come tanti nanetti lavoratori. Va beh, va… beviamo questo cappuccino. Merda, ma lo zucchero di canna ce l’hanno qui? O lo sapevi tu che con le barbabietole da zucchero stanno facendo esperimenti per vedere se bruciando creano energia? Sì sì, tante macchinine color grigio utilitaria che vanno con le barbabietole! Sai che figo dopo se dal tubo di scappamento esce vapore dolciastro? Però è lo stesso una merda, perché per fare le piantagioni di barbabietole devono usare lo stesso il petrolio… e allora dov’è il bello? Oh, pazienza, tanto tra un po’ creperemo tutti perché le calotte polari si stanno sciogliendo. Poi chi abita vicino alla costa verrà sommerso da tutta quell’acqua, ma tanto farà caldo perché ormai la terra sta diventando come una grande ed enorme serra che ingloba tutto… bello però, potremo farci il bagno tuffandoci direttamente dai grattacieli. Sarebbe fico, anche perché i bar come questo in cui stiamo non ci sarebbero più, verrebbero sommersi dall’acqua… ma aspetta, qui siamo sopra o sotto il livello del mare? No perché allora toccherebbe scendere un po’, non ci potremmo godere la piscina in città. Va beh, dai, questo cappuccino mi ha un po’ messo la carica, ci voleva dopo un risveglio del genere… che proprio quando chiedi a casa di non essere svegliato, tutti fanno più rumore possibile per poterti far bestemmiare già di primo mattino. Dio cristo, e sì che dormo anche male, Jim. Beh, cazzo, voglio vedere te col materasso merdoso che ho io… cambiarlo dici? Certo, come no, e i soldi dove li trovo? Devo comprare cose più importanti. Devo comprarmi la batteria, sì, e suonare un po’ per rilassarmi! Sì, so già dove metterla, in garage. Oh, Jim, io ti lascio eh… devo scappare, sì. Non so a fare cosa, sai. Certo di cazzi miei non ne ho tantissimi in questo momento, credo sia meglio andare a comprarne un po’ al supermercato, sperando che con l’euro non costino anche quelli il doppio. Che poi, dopo un po’ è stancante parlare col poster di un cantante morto…
Questa in pochi la capiranno. Il massimo sarebbe essere appassionati di Gaber ed iscritti al corso di Scienze della Comunicazione a Padova. Ma eccola qui.
No… no, non è vero, io dei numeri del Loggione non ho niente da rimproverarmi… non mi sembra di aver detto delle cose gravi.
La mia vita? Una vita normale: rubo, picchio i bambini… Non ho ancora ammazzato nessuno, figuriamoci… qualche bestemmia, ma è normale… no?
Lavoro, frequento poco, ma pago le tasse d‘iscrizione… non mi sembra di avere delle colpe. Non ho dato nemmeno l’esame della Sorba, per dire…
Ah… voi parlavate di prima? Ma prima mi sono comportato come tutti…
Cosa portavo con me? Sì, macchina digitale, il lettore mp3, il cellulare… Perché, non va bene? È comodo.
Cosa cantavo? Questa poi. Volete sapere cosa cantavo? Ma sì certo, anche intercalari popolari, sì… bestemmie.
Devo parlar più forte? Sì! BESTEMMIE! Sì: Dio l’ho bestemmiato, e anche la Madonna… però in coro, eh!
Sì, quello sì, lo ammetto, ho visto anch’io Germano Mosconi.
Come, se in camera ho delle foto? Che discorsi… certo, Audrey Hepburn, Shirley MacLane… Certo, poster? Non mi pare… forse uno, non a colori però, in bianco e nero: Orson Welles.
No, quello No. Io il clero non l’ho mai insultato. Mai… beh, una volta, ma… i cardinali. Giusto un paio.
Come, se ero comunicatore? Mi piacciono le domande dirette. Volete sapere se ero comunicatore? No no, finalmente. E giusto chiarirle queste cose, una volta per tutte. Oh! Se ero comunicatore…
Mah… in che senso? No, voglio dire…
Qualcuno era comunicatore perché era nato a Padova…
Qualcuno era comunicatore perché il compagno di classe, il cugino, il vicino di casa… la morosa no!
Qualcuno era comunicatore perché vedeva Italia 1 come una promessa, Canale 5 come una poesia, la comunicazione come il paradiso terrestre.
Qualcuno era comunicatore perché il suo blog non lo commentava nessuno.
Qualcuno era comunicatore perché aveva avuto un’educazione senza internet.
Qualcuno era comunicatore perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche… lo esigevano tutti.
Qualcuno era comunicatore perché la storia è un esame da soli 6 crediti.
Qualcuno era comunicatore perché gliel’avevano detto…
Qualcuno era comunicatore perché non gli avevano detto di Cortelazzo…
Qualcuno era comunicatore perché prima aveva fatto il liceo classico.
Qualcuno era comunicatore perché aveva capito che con gli esami poteva andare piano ma lontano.
Qualcuno era comunicatore perché Allievi era un bravo professore.
Qualcuno era comunicatore perché era bravo a studiare, ma non gli andava proprio di impegnarsi.
Qualcuno era comunicatore perché beveva lo spritz e vomitava ai mercoledì padovani.
Qualcuno era comunicatore perché era così idiota che aveva bisogno di qualcuno che lo facesse sentire a casa.
Qualcuno era comunicatore perché era talmente affascinato dai disoccupati che voleva essere uno di loro.
Qualcuno era comunicatore perché non ne poteva più di fare il disoccupato.
Qualcuno era comunicatore perché gli esami, la laurea, il lavoro… facile no?
Qualcuno era comunicatore perché il contratto a tempo indeterminato, oggi no… domani forse, ma dopodomani… sicuramente!
Qualcuno era comunicatore perché: viva Hitchcock, viva Spielberg, viva Quentin Tarantino!
Qualcuno era comunicatore per fare rabbia ai suoi professori delle superiori.
Qualcuno era comunicatore perché guardava sempre la7.
Qualcuno era comunicatore per moda, qualcuno per la figa, qualcuno per il cazzo, sì…
Qualcuno era comunicatore perché voleva fare il curriculum in Comunicazione pubblica e fare l’impiegato statale.
Qualcuno era comunicatore perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini.
Qualcuno era comunicatore perché aveva scambiato SdC per un corso serio.
Qualcuno era comunicatore perché era convinto di avere dietro di sé il papà che gli parava il culo in ogni caso.
Qualcuno era comunicatore perché era più comunicatore degli altri.
Qualcuno era comunicatore perché c’era il grande corso in SdC della facoltà di Lettere a Padova.
Qualcuno era comunicatore nonostante ci fosse il grande corso in SdC della facoltà di Lettere a Padova.
Qualcuno era comunicatore perché non c’era niente di meglio.
Qualcuno era comunicatore perché abbiamo il peggior corso di Discipline d’Arte Musica e Spettacolo d’Europa!
Qualcuno era comunicatore perché la televisione peggio che da noi solo l’Uganda.
Qualcuno era comunicatore perché non ne poteva più di 40 anni di giornalismo viscido e ruffiano.
Qualcuno era comunicatore perché Daniele Luttazzi, Biagi, Michele Santoro, la Guzzanti ecc, ecc, ecc…
Qualcuno era comunicatore perché chi era coglione era comunicatore.
Qualcuno era comunicatore perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare informazione…
Qualcuno, qualcuno credeva di essere comunicatore e forse era qualcos’altro.
Qualcuno era comunicatore perché sognava una televisione diversa da quella americana.
Qualcuno era comunicatore perché pensava di poter comunicare liberamente, solo se potevano farlo anche gli altri.
Qualcuno era comunicatore perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo.
Perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di un’aula diversa. Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno.
Era solo uno slancio, un desiderio di cambiare gli orari, di cambiare la vita..
Qualcuno era comunicatore perché con accanto questa voglia uno era come più di se stesso, era come due persone in una.
Da una parte la personale fatica di non addormentarsi a seguire i corsi in aula A… dall’altra il senso di appartenenza ad un gruppo che voleva spiccare il volo, per cambiare veramente SdC.
No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano superato il test di ammissione, senza essere capaci di far un cazzo, come dei paraculo.
E ora? Anche ora ci si sente come divisi in due gruppi: da una parte i pirla che prendono sempre trenta agli esami, imparando tutto a memoria, come dei pappagalli ipotetici, e dall’altra i gabbiani, senza più neanche l’intenzione di laurearsi, perché ormai erano andati fuori corso.
Due miserie in un corso solo.
Qui si fanno cose.
Qui si scrivono racconti, si disegna, si scattano foto e si sfotte. E poi anche cose belle, come gli insulti alle persone importanti. Qui siamo scrittori emergenti, musicisti emergenti ecc… abbiamo anche emergenze emergenti. Ma più di tutto siamo fighi.
E ci facciamo le sciacquette per capodanno, e ci beviamo una cassa intera di birra. Siamo gente che vomita negli altri. Siamo anche molto autoreferenziali, e parliamo al plurale majestatis. Non ci interessano le cose volubili, o comunque è un interesse passeggero.
Per capodanno abbiamo i botti fatti in casa. Riempiamo una bottiglia di plastica con polvere da sparo e una miccia lunghissima. Chiudiamo il tutto, diamo fuoco e ci allontaniamo gridando ai bambini di avvicinarsi a vedere. Ma facciamo anche cose brutte. Molto brutte.
E poi qui si discute, e ci piacciono tutti: si accetta gentaglia come negri, ebrei, italiani e messicani. Qui vige l’uguaglianza, non conta un cazzo nessuno. E poi parliamo molto per citazioni, è un dovere morale. Seguiteci, segnalateci (anche alla polizia) e non ve ne pentirete.
Gli organizzatori dicono che eravamo in 80 mila, per la questura ovviamente circa 30 mila. La questura… una volta il questore ed altri cinque funzionari sono rimasti chiusi per un guasto in ascensore. Sono poi arrivati i pompieri a salvarli tutti e sei. Il giorno dopo la notizia in prima pagina: “Sei funzionari pubblici rimangono chiusi in ascensore: per la questura erano in due “.
Insomma, apparte la neve che era caduta la notte prima, c’era un bel sole, però si gelava. La gente era tantissima, il profumo d’erba buona si sentiva lungo tutto il corteo. Ci siamo anestetizzati con un paio di birre e siamo partiti per una camminata di quattro ore, facendo il giro di Vicenza tra musica e tamburi. C’era pure una jazz band che ci accompagnava da dietro: lo so perché ogni tanto mi ritrovavo il trombone in mezzo alle chiappe. Poi ne vedevi di tutti i colori.
Gente che si fermava a pisciare, gente che si fermava a guardare gli altri pisciare, e gente che si fermava a pisciare sulla gente che si fermava a guardare gli altri pisciare. Insomma, è stato divertente, e poi ci siamo presi a palle di neve ad un certo punto, apoteosi. Ogni tanto ne tiravo una in mezzo al corteo gridando: “Almeno sono meglio delle bombe, cazzo!”.
Poi dopo questo giro della madonna dove le bestemmie e i cori contro questo governo e soprattutto contro questa amministrazione comunale inetta e corrotta fioccavano felici nell’aria fredda, abbiamo finito le birre. Quando ormai era già buio siamo tornati alla stazione dei treni, per poi salutare la gentaglia e andare a prenderci una pizza calda, mangiarla e ridere di tutta questa Italia assurda, parlando di cortometraggi da girare, e musiche per quest’ultimi da incidere. Tutti a casa dopo, con qualcosa in più nel cuore. Com’era? Ah, sì: “Napolitano, ti sei cagato in mano”.
Alcune delle mie foto le potete trovare su Flickr.
Disegno papiri di laurea.
Ebbene sì ragazzuoli, se riuscite a laurearvi e se avete bisogno di un papiro di laurea ve lo faccio più che volentieri, ormai questa cosa sta prendendo piede e in molti mi contattano.
Prezzo: solo 15 euro.
Tempi: due giorni lavorativi.
Rimarrete certamente soddisfatti, e notando anche gli altri miei disegni concorderete con me che questo è verità!
Quindi andate su: http://mateocili.blogspot.com per vederne alcuni!
Per contattarmi mandate una mail a kae-chan@libero.it con almeno una foto e la descrizione della persona e in due giorni avrete il vostro bel papiro da portare in copisteria.
Prende il via dal 1° giugno presso il Caffè Vicenza in Corso Palladio a Vicenza, la prima rassegna fotografica amatoriale intitolata “Vicenza Pixels”, e ad esporre le prime fotografie sarà il sottoscritto. Una rassegna mensile che premia quegli artisti, siano essi illustratori, fotografi o pittori, che vogliono dare spazio alle proprie opere. Siete tutti invitati a fare un giro nel locale, peraltro tranquillo e rilassante, per osservare e proporvi come espositori per la prossima data. Visibilità assicurata!
Ecco che arriva il Fotolog.
Lo potete trovare cliccando qui, oppure cliccando sulla barra laterale, nella pagina apposita.
Una raccolta di foto più o meno casuali, per migliorare il mio rapporto con colei che da qualche giorno è la mia nuova compagna di viaggio: Fujifilm FinePix S5600. Si ringrazia Pixelpost per la genialata.
L’informagiovani, qui da noi, fa uscire l’informacittà, una rivista mensile intitolata Citylights, con articoletti e annunci di eventi nella cittadina. Ho scritto al direttore. Ecco qui.
Salve, sono Mateo, un ragazzo di 21 anni di Vicenza, e studio Scienze della Comunicazione in quel di Padova. Sono scrittore, disegnatore e fotografo freelance.
Parto col dire che nella nostra (ahimè, pure mia) soporifera cittadina, non ci sono molti sbocchi per i giovani quantomeno talentuosi, che volessero fare del proprio hobby anche un’occasione per guadagnarci qualcosina. Che, come sappiamo bene tutti, è davvero brutta l’incidenza dello stillicidio imperterrito nel chieder soldi ai genitori.
Mi riferisco ovviamente agli spazi necessari per gli artisti, siano essi scrittori, fotografi, illustratori o musicisti; parlo d’una vetrina dove farsi vedere e darsi il coraggio per continuare, in questa miriade di pseudo talentuosi nati come funghi sotto l’albero di Internet. Il giornale di Vicenza ti snobba. La rivista CityLights è un ottimo trampolino di lancio ed un negozio cubico trasparente dove “vendere” la propria anima artistica al mondo. C’è solo un problema, che si frappone tra noi, che vogliamo dire con la nostra arte, e questo allettante patto col diavolo: la porta è chiusa, sbarrata. Ci scrivono sempre i soliti noti, su CityLights, e anche se 10 euro ad articolo non sono poi questa gran fortuna al giorno d’oggi, penso sinceramente che ci sarebbe molto di più da fare, e molto di più da dire, se si allargasse, e lo spazio della rivista, e conseguentemente il numero di collaboratori. Riesco a comprendere benissimo che non è facile riuscire a conciliare sponsor, spazi, impaginazione e articoli, ma voi che avete la possibilità di risollevare le sorti di questi grigi palazzi decadenti, potete riuscire a trovare un compromesso che non faccia bestemmiare chi legge la rivista accorgendosi che alla fin fine, anche se un progetto dell’Informagiovani, i giovani ci hanno ancora ben poco a che fare. Un’idea sarebbe riunire tutti gli scritti giunti fino ad ora in un’uscita speciale, e magari riproporre la cosa, trovando qualche sponsor, a cadenza bimensile.
In attesa di una risposta, per uno scambio d’opinioni fruttuoso, porgo cordiali saluti.
Mateo Cili
Chissà cosa mi risponde.
Non sono bravo a suonare la chitarra, vorrei comprarmi una batteria, credendo che sia magari più facile, ma i soldi al momento non lo permettono.
Non sono nemmeno bravo a disegnare o dipingere: sebbene abbia qualche piccola dote, non sono ancora riuscito a valorizzarla come meriterebbe.
Di certo sono meno bravo a studiare, poiché mi interesso principalmente delle materie che interessano a me in primis.
Sono una pippa nella regia, perché temo la videocamera, e nonostante dopo tanti sforzi sia riuscito a comprarla, la uso poco e niente, per ora.
La lettura è un nuovo hobby che da un po’ mi sta tenendo impegnato… ma per quanto ancora? Speriamo duri, perché mi sto trovando meravigliosamente a mio agio.
Della fotografia, sono poco entusiasta per ora: i soggetti a me a portata di mano non sono così stimolanti. Vedremo in futuro, quando il mio harem sarà a buon punto.
Scrivere, dite? Pure questo è faticoso, perché le distrazioni sono molte, troppe, e finisco per non finire mai, come ho già detto.
In genere non sono bravo poiché tutte queste cose richiederebbero sforzo, ed io sono nato stanco, giusto per fare come lavoro il collaudatore di materassi o, ancora ancora, il lanciatore di coriandoli freelance. Ho persino distrutto l’agricoltura per non farmi dir nulla sulle mie mani, figuratevi. Spero con questo posto di riuscire a coltivare queste passioni, e perché no, di avere anche un centone in tasta alla fine del mese… ma da come stanno andando le cose, spero di non creparci prima.
L’unica cosa che dovrei fare è rapinare una vecchietta per strada, così, in quell’anno di prigione che mi daranno, potrò coltivare tutte queste passioni e farle crescere piano piano, come delle ipotetiche piantine su d’un balcone ipotetico.
Ho solo bisogno di eliminare le distrazioni:
a) niente tv e niente radio, e già ci siamo.
b) vita sociale non molto fuorviante: non sono più ubriaco un giorno sì e l’altro pure, ed è da un po’ che non vado per strada con gli amici a gridare in piazza a squarciagola Porco dio, porca madonna e tutti gli angeli in colonna.
c) internet, il computer: solo nei weekend, principalmente, ma non basta.
Direi che devo solo continuare così ed aspettare. Ma sì, questa vecchietta del cazzo, prima o poi la derubo. E non contento, le taglio anche la gola. Tanto, con l’indulto, un paio d’anni e sono fuori: ma più arricchito, più acculturato, con più doti artistiche.
Insomma, concludendo: la soluzione a tutti i problemi sono le vecchiette per la strada.
“Scusi signora, che per caso c’ha da accendere?”
“AAAAAH!”



