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15 Lug

Dal barbiere.

Capisci che è arrivato il momento di darci un taglio quando ti coprono gli occhi e non capisci un cazzo. Una volta ho tentato di tagliarmeli da solo, ma si vede che funzionano come l’Idra: più tenti di debellarla più crescono le teste. Era un casino. Avevo sbagliato posto, io veramente cercavo un barbiere.
Era un pomeriggio caldo, che diceva Fanculo all’aria estiva. Ma era un Fanculo detto a denti stretti, di quelli col sudore che ti cala sulle labbra. E la strada sembrava bruciarti le scarpe: le gomme masticate e sputate dalle ragazzine troppo cresciute, attaccandosi alle suola provocavano bestemmie istintive. Si mordeva proprio, quell’aria.
Sapeva di futuro, quando, cazzo, pensavi: “il mare mi aspetta, le vacanze iniziano adesso!”
Cazzo, però l’odore di Acqua di Giò per le vie del centro mi dava un leggero fastidio.

Tutti i giornali ne parlano, le televisioni fanno servizi su servizi, Studio Aperto sta addirittura già preparando uno speciale. Si tratta insomma di una notizia incredibile: fa davvero tanto caldo.

13 Gen

Coraggio Jim.

Coraggio Jim, lo sappiamo entrambi che non avrò il coraggio per farmi avanti. Andrò da lei, magari la guarderò per qualche secondo, lei ricambierà volentieri, ma io, proprio quando tutti, e lei compresa, anzi, soprattutto lei, quando tutti dicevo, si aspetteranno un gesto naturale come un saluto, io tirerò via lo sguardo per posarlo magari sulle pareti di questo cazzo di bar nel quale ci siamo ritrovati. Mi fa cagare come posto, dico davvero. Un bel bar dev’essere discreto, coi tavoli lontani tra loro: che cazzo me ne frega di sentire due vecchietti che parlano di politica non ricordando nemmeno i nomi di quei coglioni che hanno parlato ieri? E che cazzo me ne fotte che a questa tipa dietro di me da due giorni i capelli non stanno più in piega perché la piastra s’è rotta? Un bar è un luogo dello spirito prima che del corpo: la gente non ci viene mica per fare colazione o prendere un fottuto aperitivo che alla fine è sempre lo stesso… no. Le persone entrano con la speranza di trovare un po’ di tranquillità evadendo da quella vita laffuori che tanto insiste a martellarti le orecchie con il battere di tacchi delle persone vuote che girano per i marciapiedi. Da un bar ci si aspetta i colori sgargianti ma nel contempo che facciano rilassare, non il solito grigio utilitaria, perché questa città sa da grigio utilitaria. Sì, quel colore insulso della gente che non ama i colori e non sapendo decidere sceglie il più ovvio: che cazzo di colore è il grigio? Il grigio, te lo dico io, è un non colore. Non è nè bianco, nè nero. É per la gente che non prende posizione, il grigio. Ovviamente parlo per le schifose carrette motorizzate, il grigio in altri ambiti è bellissimo… nelle fotografie ad esempio. Sì, a me le foto piacciono tutte in bianco e nero, niente colore. Perché credo che i colori vadano immaginati, come i libri. Che gusto c’è, voglio dire, a vedere uno stracazzo di muro verde? Ok, è un muro verde, e con questo? Cosa c’è oltre? Invece il bianco e nero.. sì, cazzo, è spettacolare. Ti chiedi subito: ma di che colore sarà mai quello schifosissimo muro? Almeno una domanda te la fai… perché l’arte è questo, Jim, riuscire a far pensare chi la guarda. Cazzo, con questa città piena di merda non è così facile eh. Vai vai, ordiniamo un cappuccino, tanto non vedo l’ora di andare via da questo posto del cazzo. Sì, con le vetrine proprio che puntano sul corso… ma che merda, con tutta la gente che guarda. Anzi, che non guarda. Perché la gente si fa i cazzi suoi normalmente, è quando non ha cazzi suoi da fare che si fa quelli degli altri… e in questa vita monotona, i cazzi propri sono davvero rari, ed è bello quando qualcuno se li fa, una vera e propria soddisfazione, sì. Cazzo, un sacco di persone, e nessuno che pensa a come sarebbe bello se tutti avessero i cazzi propri da fare… ti immagini Jim? Una collina immensa, piena di cazzi. E una fila di gente come alla cassa del supermercato, ognuno passa e prende i suoi… due borsette, grazie. E poi se li mette in macchina e va verso casa a farseli belli dorati nella padella preriscaldata a fuoco lento con una fettina di burro. Così tutti sono felici perché hanno una motivazione per andare avanti nella vita, eh? Ma cosa te lo dico a fare, qui poi… questo bar non è fatto per le chiacchiere, è un fast-bar fottutissimo. Sì, fast-bar, come la merda del Mac. Mangi e scappi. Non c’è soluzione… invece, vuoi mettere una pizzeria? Eh, una bella prosciutto e funghi che arriva tre quarti d’ora dopo che l’hai ordinata… secondo me è l’apoteosi. Sai quante cose puoi dire nel contempo? E nessuno che ti guarda male, nessuno che si mette dietro di te aspettando che tu te ne vada fuori dai coglioni entro tre, due, uno… ma lascia stare, non parliamone. Sì, sì… grazie del cappuccino. Ma offri tu allora? No perché sai, non ho mai soldi io, mica viaggio col portafoglio sempre pieno. Eh, guarda, al tempo d’oggi i soldi vanno via come il pane. Per non parlare di quanto costa comprare il pane. Guarda, con questo euro del cazzo siamo messi male, non sai nemmeno chi ti sta fottendo e da quale parte.. magari sei in una gang bang e non lo sai, perché sei così impegnato a raccogliere quei fastidiosissimi centesimi che nemmeno ti accorgi di starne prendendo due insieme. Cazzi tuoi, certo. Tanto al supermercato li hai presi, con tutta l’altra spesa. Ma questi maledetti a cosa servono poi? Centesimi, sì, ma non puoi comprarci nulla. Non sarebbe meglio se arrotondassimo tutto, eh? Che ne dici? Io penso che sarebbe una bellissima idea… e poi questa merda di moneta da due euro, non potevano fare quelli di carta? Non ti sembra di avere in mano niente, e invece sono quattro mila lire, eh. Mica cazzi, ci compravo un sacco di cose io con quattro mila lire. Un sacco ti dico. Eh, certo, ora però è più semplice, puoi andare a farti inculare anche in Spagna o Francia… in tutta l’unione europea ci sono cazzi che ti aspettano esultanti come tanti nanetti lavoratori. Va beh, va… beviamo questo cappuccino. Merda, ma lo zucchero di canna ce l’hanno qui? O lo sapevi tu che con le barbabietole da zucchero stanno facendo esperimenti per vedere se bruciando creano energia? Sì sì, tante macchinine color grigio utilitaria che vanno con le barbabietole! Sai che figo dopo se dal tubo di scappamento esce vapore dolciastro? Però è lo stesso una merda, perché per fare le piantagioni di barbabietole devono usare lo stesso il petrolio… e allora dov’è il bello? Oh, pazienza, tanto tra un po’ creperemo tutti perché le calotte polari si stanno sciogliendo. Poi chi abita vicino alla costa verrà sommerso da tutta quell’acqua, ma tanto farà caldo perché ormai la terra sta diventando come una grande ed enorme serra che ingloba tutto… bello però, potremo farci il bagno tuffandoci direttamente dai grattacieli. Sarebbe fico, anche perché i bar come questo in cui stiamo non ci sarebbero più, verrebbero sommersi dall’acqua… ma aspetta, qui siamo sopra o sotto il livello del mare? No perché allora toccherebbe scendere un po’, non ci potremmo godere la piscina in città. Va beh, dai, questo cappuccino mi ha un po’ messo la carica, ci voleva dopo un risveglio del genere… che proprio quando chiedi a casa di non essere svegliato, tutti fanno più rumore possibile per poterti far bestemmiare già di primo mattino. Dio cristo, e sì che dormo anche male, Jim. Beh, cazzo, voglio vedere te col materasso merdoso che ho io… cambiarlo dici? Certo, come no, e i soldi dove li trovo? Devo comprare cose più importanti. Devo comprarmi la batteria, sì, e suonare un po’ per rilassarmi! Sì, so già dove metterla, in garage. Oh, Jim, io ti lascio eh… devo scappare, sì. Non so a fare cosa, sai. Certo di cazzi miei non ne ho tantissimi in questo momento, credo sia meglio andare a comprarne un po’ al supermercato, sperando che con l’euro non costino anche quelli il doppio. Che poi, dopo un po’ è stancante parlare col poster di un cantante morto…

Ebbene sì, qui ascoltiamo pure musica della nostra terra. Per meglio dire, della nostra provincia autonoma a maggioranza albanese. Sono i 403, un gruppo rock anni ‘80 kossovaro che spacca. La canzone in questione si intitola “Shoku profesor”, molto giusta, molto autobiografica. Ovviamente voi che non siete albanesi non capirete molto ma anche agli ignoranti bisogna dare cultura.

Traduzione mia fatta infretta, un po’ così, che non rende, e file da scaricare. Al più presto una puntata del podcast con solo musica albanese. Che non si dica poi che le origini si dimenticano.

Shoku profesor
Ne duar mbaj indeksin tim
Siduket mbeta pa nenshkrim
Erdhi koha te mendoj
a do t’mesoj a do t’kendoj
nuk kryhet shkolla me muzike
fjali e thjeshte ne fund me pike
dy pike te tjera me mungojne
s’mund t’vendos e ditet shkojn

Me thoni shoku profesor
a kryhet fakulteti me zor
mos duhet me teper te mesoj
apo ndoshta profesionin ta ndrroj

Ne fakultete nuk jam fare
Duhet gjetur tjeter care
Nga muzika s’mund t’jetoj
As per cigare s’mund t’fitoj
Prindet me thone nxeja karrigen
Te gjitha librave ua kam friken
RRugdalje tjeter tani skam
Me duhet t’jem ai qe s’jam

Signor/compagno professore
In mano tengo il mio indice
Si vede che sono rimasto senza sottoscrizione
E’ venuto il tempo di pensare
Se studiare oppur cantare

La scuola non si finisce con la musica
frase semplice col punto in fondo
Altri due punti mi rimangono
Non posso decidere e i giorni passano

Ditemi signor professore
Si finisce la facoltà a malavoglia?
Forse di più devo studiare
O magari la mia professione cambiare (rit.)

In facoltà non ci sono mai
Bisogna trovare qualcos’altro
Di musica non posso vivere
Nemmeno per le sigarette guadagnare
I genitori mi dicono che scaldo la sedia
Di tutti i libri ho paura
Via d’uscita ora non ho
Devo essere chi non sono.

Download: (click col destro e “salva destinazione…”) 403 - Shoku Profesor
Ditemi quant’è bella.

Sei un marocchino, il calendario segna il 28 luglio. Stai aspettando, da 9 ore, dentro la sala d’attesa dell’ufficio stranieri della questura di Vicenza, che chiamino il tuo nome per rinnovare il permesso di soggiorno.
Gentilmente fai notare ad un’impiegata che lavora negli uffici (belli freschi, con l’aria condizionata) che in sala si muore di caldo e le chiedi spiegazioni sul perché non accendino i condizionatori anche da voi.
Se lei ti risponde: “ma va’ là, tanto laggiù in Africa siete abituati al caldo”, tu, sorridi come se niente fosse. Tanto, il giorno dopo sappiamo bene tutti che la troia avrà la gola tagliata senza nemmeno avere il tempo di dire: “immigrato di merda”.

Aprimi, bastardo!