L’Italia ha un’informazione malata, marcia fino al midollo. Questo si sapeva, come si sa che il paese è estremamente corrotto e gestito da persone criminali. E le due cose sono strettamente collegate tra loro. Queste persone, questi politici maledetti, gestiscono l’informazione della radio, della televisione e della carta stampata: decidono cosa deve andare in onda, e cosa no. Cos’è meglio che la gente sappia e cos’è meglio che venga taciuto. E i giornalisti sembrano tutti iscritti al PNF, portano avanti questo clima di omertà senza ribellarsi, senza fiatare, senza osare alzare la voce.
Le notizie vere possono essere reperite solo sul web, e non è un caso che l’Italia sia tra le ultime nazioni in Europa per diffusione di internet.
La notizia vera è che almeno due hostess della compagnia aerea Alitalia nei giorni scorsi si sono suicidate. Le cause paiono essere dovute al clima che sta attraversando l’azienda negli ultimi tempi, in mano a amici di amici, corrotti e senza scrupoli, che pur di far soldi sono disposti a mandare tutto a puttane.
Ma la notizia, tragica nella sua grandezza, non viene trasmessa assolutamente da nessun telegiornale, da quasi nessun giornale, e solo sulla rete ha riscontro presso i blogger.
Continuate pure a parlare della neve in inverno, dei regali a natale, e della crisi, sì, questa crisi che sta facendo passare inosservate mille leggi vergogna, mille provvedimenti criminali di questo governo bastardo. Perché le notizie vere non siete capaci a darle, giornalisti dei miei coglioni, schiavi del padrone che vi nascondete dietro al pretesto che dovete pur mangiare anche voi.
Potessi morire d’un colpo se mi ridurrò mai come voi, vermi striscianti sulla merda dei vostri padroni. Le notizie vere sono tutto quello che rimane di un mondo costruito sull’immaginario della Mulino Bianco, bastardi. Quelle avete il dovere di non tacerle.
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9 Comments at "Alitalia, le hostess suicide: quello che i telegiornali bastardi non dicono."
Sono un giornalista. E non mi sento una merda. In Italia ci sono circa 4000 suicidi l’anno: un dato in crescita dal 1988 al 1999, piuttosto stabile negli ultimi 9 anni. Non ne leggerai mai nessuno sui giornali, a meno che non sia di un personaggio pubblico, perché é la legge sulla Privacy che - peraltro giustamente - impedisce di farlo. Prima di sparare su una categoria come la mia che peraltro di colpe ne ha in altre vicissitudini e tante, faresti bene ad informarti tu stesso. Se una persona a te molto cara si uccidesse, tu avresti piacere a leggere la sua storia sul giornale? Credo di no, ed è anche per questo che la legge sulla tutela della Privacy è stata promulgata. Il suicidio rientra nella sfera privata delle persone. E tu, su due hostess che si suicidano sei così convinto che il motivo scatenante sia quello di cui tu accenni? Sei sicuro che non ci fossero altri problemi a monte? Bisognerebbe conoscere le storie prima di sparare. E fammi un ultimo piacere. Visto che sei immigrato, cerca di non immigrare dal cervello prima di scrivere e informati. Magari non sui blod pseudo politici, ma dalle fonti: l’Istat ad esempio, il ministero della sanità, alcuni studi universitari di Sociologia dell’Università di Urbino e tante altre fonti ufficiali. Non fai un favore a nessuno, neppure a te stesso, se volgarmente spali letame su qualcuno. Ci sono cronisti di nera, come me, che hanno lavorato e lavorano per 800 euro al mese, domeniche e festività comprese, vanno in casa delle persone, s’informano, scrivono. Non vuoi essere come loro? Liberissimo. Ma quel che scrivi è talmente aberrante che, forse a mente fredda, ne trarrai le stesse conclusioni che ne ho tratto io: la tua indignazione, come riportata, è del tutto inutile e priva di ragioni…
Giornalista un par di balle, dato che dovresti sapere che farebbe molto notizia se due suicidi di due hostess dell’Alitalia subito dopo la cassa integrazione non possono essere un caso che non ha neinte a che fare con il fatto che la compagnia di bandiera è stata data in pasto ad approfittatori ingordi. Anzi, i due eventi quantomeno sono collegati. Che poi ci fossero altri problemi a monte di queste poveracce è ovvio, ognuno ha i suoi. Ma non mi venire a dire che bisogna conoscere le storie, cazzone.
Altra cosa: io avrei estremo piacere che una storia di miseria e disperazione di un mio caro venisse pubblicata, dato che forse aiuterebbe altre persone che hanno avuto lo stesso problema a non sentirsi soli, a chiedere aiuto e a non emulare le stesse gesta. Non rintanarti dietro la fottuta legge sulla privacy del cazzo, perché nessuno in Italia ha una privacy.
L’istat in questo caso non c’entra un beneamato cazzo, perché di suicidi ovvio che ce ne sono molti, ma è la causa che li scatena ad essere importante. E in questo caso, ripeto, un giornalista avrebbe dovuto fare due più due. Ma no, non si può, dato che la disinformazione su Alitalia ormai ha presto il volo non si può tornare indietro e dire: “cazzo, lettori, vi abbiamo presi per il culo, l’operazione alitalia è solamente un’altra furbata per rubarvi soldi”. Allarga l’orzzonte prima di sparare le tue stronzate, perché a furia di sguazzare nel letame, si finisce per puzzare.
E fammi il piacere e non piangerti addosso se “lavori” per 800 euro al mese più le domeniche. Io LAVORO per 600 euro tutto il giorno festività comprese, e mi faccio il culo al ristorante e a pulire i cessi. Non parlare con me di lavoro, tu che fai il giornalista, per favore, poiché ci fai solo una figura di merda.
Io scrivo quello che mi sento di scrivere, non avendo qualcuno alle spalle che mi copre d’omertà, non lasciandomi il legittimo dubbio che in Italia i giornalisti possano essere solo delle protesi del potere. E la mia indignazione la esprimo come e quando mi pare, io. E tu che cazzo fai, giornalista?
Caro Lapo, se per lei due hostess oggi che si suicidano non sono una notizia da pubblicare all’istante cambi mestiere, finchè è giovane e ha ancora tempo per provare a seguire altre vie.
… bravo, bravo Mateo! Insulta pure. E prosegui nel non capire. Non mi abbasso agli insulti, quelli te li puoi tenere per te, in Italia si usa ragionare, non insultare di solito. Non so se nella tua terra è diverso, questo mi rattristerebbe molto. Perché per rispondere insultando ci vuole poco, é il rispondere con razionalità che é più difficile. Forse è per questo che non farai mai il giornalista. Non perché bisogna sguazzare nel letame ma perché ti ostini a non capire che le storie non vanno usate, vanno verificate. Sai come si chiamano le due hostess? Sai per dato certo che la situazione di Alitalia era collegata alla loro morte? Sai la loro situazione familiare? Il giornalista verifica, il giornalaio costruisce i suoi castelli partendo - in questo caso - da congetture non verificate. E comunque sia la legge sulla privacy esiste, il fatto che poi venga violata non ci deve spingere a violarla. Violando la legge saremmo tutti dei Berlusconi e non so tu, ma io non ci tengo affatto. Sono iscritto all’albo dei giornalisti della Lombardia da dieci anni. Oggi sono capitato per caso sul tuo blog trovandolo, in alcuni tratti, anche interessante. Poi scopro che chi lo tiene non riesce a contenersi e comunica ad insulti. Che chi scrive scrive in maniera autoreferenziata, senza provare neppure per un attimo a pensare che la ragione può pure stare nel mezzo delle cose. No, non mi piango addosso, e lavoro da quando di anni ne avevo 16. Nonostante questo sono riuscito a laurearmi, ed ora che di anni ne ho 39 sono soddisfatto di essere giornalista. Anche se non prendo un gran che, anche se non uso la storia di due povere donne ne quelle di altri 3998 persone per provare a costruirci sopra un articolo. Se è questo il giornalismo che vuoi accomodati pure: internet ne è assolutamente piena. A Riccardo invece - che evidentemente giornalista non lo è - vorrei solo dire che non mi interessa cambiare mestiere. Nelle situazioni bisogna trovarcisi per poter poi esprimere un parere. Cerco di fare onestamente il mio e con fierezza continuo a pensare che il non aver mai pubblicato la storia di un suicida non sia un mio demerito, ma un merito. E ancor più quello di aver costruito una storia partendo dal gesto estremo di due persone che potevano avere mille altri motivi, oltre a quello congetturato per farlo…
Io insulto per lusso, dato che penso che gli insulti siano preziosi in un mondo dove non si può scrivere di niente che subito piovono querele, armi in mano ai potenti con avvocati dalle parcelle miliardarie, contro i poveracci di turno che non hanno nemmeno i soldi per mangiare. Insulto chi arriva credendo di avere la ragione dalla sua.
Quando la gente riscoprirà la genuinità degli insulti, forse questo paese sarà un po’ più libero.
Io non ho mai parlato di “usare” la storia delle hostess suicide, solamente volevo che qualcuno si informasse e facesse due più due sulla faccenda Alitalia. Le congetture si risolvono così. Mi vedo ogni giorno storie di cani abbandonati su Studio Aperto, la notizia che d’inverno nevica e d’estate fa caldo e non mi vedo storie come questa, di una miseria del tutto italiana.
Tu che sei giornalista da dieci anni saprai come funziona una redazione, e saprai che oltre un certo limite non puoi scrivere. Travaglio dev’essere il tuo maestro, no? E allora ascoltalo un po’.
Riguardo la prrivacy, saprai meglio di me che se non si violasse il segreto istruttorio non si pubblicherebbe nulla. Vuoi questo?
Per il resto, Riccardo ha espresso con chiarezza quello che c’è da fare.
Parafrasando il titolo di un videogioco di skateboard vecchissimo: “Inform or die”.
Io stimo molto Travaglio, per il lavoro che fa e per come lo fa. Ma non tutti siamo o possiamo essere come lui: lui può permettersi qualche querela in più ma a parte questo è uno estremamente preciso, che verifica le fonti prima di sparare. Il fatto che, nella sua carriera, di querele ne abbia prese molte e perse pochissime la dice lunga su come sia estremamente minuzioso nella verifica delle fonti. Quello che ogni giornalista dovrebbe fare.
A proposito di quel che voglio, vorrei un paese in cui la legge fosse rispettata. Da Berlusconi, dai giornalisti che violano il segreto istruttorio sbattendo in prima pagina mostri che poi, in taluni casi, si rivelano non essere tali, da tutte le persone. La legge è tale: possiamo contestarla, possiamo dimostrare il nostro dissenso, possiamo dirci contrari ma poi abbiamo il dovere, quasi sempre, di rispettarla in quanto tale. Da giornalista vorrei un paese un po’ più normale: senza storie di hostess che si suicidano (magari non in quanto hostess, ma afflitte da mille problemi diversi) e con il rispetto della profonda dignità che ha comunque una morte che una persona si dà. Continuo a credere che nessun suicidio meriti di essere sbattuto sui giornali. Non tanto per chi se n’è andato, quanto per chi resta in vita e merita il rispetto d’un dolore che è quanto di più grande un uomo possa provare. Su tutto posso essere contestato, non credo di possedere verità oggettive, ma questo, per esperienza personale, te lo garantisco.
Anche perché poi, in fondo, delle storie il giorno dopo ci si è già dimenticati e nutrire la curiosità morbosa del lettore è quanto di più aberrante - insieme al mentire - un giornalista possa fare. Che poi i telegiornali (in primis Studio Aperto) parlino di fatuità sono il primo a dirlo. L’informazione in Italia - ma pure nel resto del pianeta - è malata da tempo. Si parla delle scopate di Cassano, del cane che scompare, della coscia di Totti e dei culi di tutte e spesso ci si dimentica che siamo afflitti da tanti problemi. Dai cassintegrati alle mamme rumene che non riescono a prendere un aereo e vengono lasciate in aereoporto per giorni, in balia di se stesse. Noi possiamo solo opporre, a questa logica, quella della notizia. Spesso, per pubblicare qualcosa in una redazione devi negare che sia avvenuto quello che, ai capiredattore, interesserebbe di più. Non è semplice, ma è fattibile. Tra l’Enerlux che lascia a casa 30 operai su settanta e Vittorio Sgarbi che viene a vedere un fottutissimo quadro di notte, rompendo le scatole prova a dire tu quali delle notizie un giornale pubblicherebbe…
Sugli insulti la pensiamo in maniera diversa, ma tant’é, non sempre si può andare d’accordo su tutto: comunque sia va bene così. In quanto a Riccardo, non ho cambiato idea: non direi mai a nessuno di cambiare mestiere, se quello che fa è un mestiere che comunque ama…
Sbagli un concetto molto semplice. La legge può essere anche ingiusta, incostituzionale; e allora non va rispettata, va abrogata. Con tutte le armi che abbiamo a disposizione.
Il fatto che in questo momento, di fatto, non siamo in democrazia in Italia, la dice lunga sul lavoro dei giornalisti. Io credo che i nostri figli tra una ventina d’anni ci faranno le stesse domande che i figli del dopoguerra fecero ai propri genitori: “perché non avete fatto niente?” Ebbene io vorrei rispondere, se mai di figli dovessi averne, che invece io il mio l’ho fatto. E non ho colpe. Ma invece chi si continua a macchiare di omertà ogni giorno, beh, cazzo, quantomeno è molto amico del diavolo.
Non sono utopico, so che non sarebbe molto fattibile uno sciopero in tronco ed ad oltranza dei giornalisti (e non il solito sciopero per il rinnovo del contratto sindacale), parlo di uno sciopero ideologico, sulla libertà oggettiva di informazione.
Lo saprai che veniamo considerati un paese nel quale la stampa non è libera, e sull’orlo della dittatura di fatto. L’informazione ha permesso tutto questo, e dev’essere la stessa informazione a porvi rimedio.
Come hai detto prima, se vuoi che la legge venga rispettata, denuncia chi non la rispetta, denuncia Berlusconi e la sua congrega di mafiosi fascisti. Se non sei disposto a combattere per quello in cui credi, cambia davvero lavoro. Dai un segno tangibile che così non si può andare avanti. Lo apprezzerei molto di più che uno sforzo col caporedattore per pubblicare questo o quello.
Il compromesso è la soluzione ideale per avere la coscienza pulita e continuare a fare il gioco del potente.
[...] scattata qualche minuto fa sulla mia scrivania. Inevitabile dunque la visita a il loggione, una web-zine che tale non è, edita da Mateo, uno studente patavino che tale non è, che ci [...]
x lapo
anch’io sono un giornalista, da 48 anni non da ieri
le tue argomentazioni non meritano neanche di essere commentate
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