Scritti da voi: Poesia del “fai da te”.

Il grande poeta italiano, Giacomo Leopardi, si riferiva ad una ‘natura matrigna’. Lo faceva a corollario di riflessioni profonde su questioni esistenziali, come la provvisorietà di ogni cosa umana e della vita stessa. Un’idea condivisibile. Anzi. A ben pensare non é necessario scomodare problematiche filosofiche per riconoscere quanto quella definizione risulti appropriata. Basta guardare le cose da vicino, molto vicino, appena… fra le nostre gambe! A differenza che in molti mammiferi, l’anatomia umana é tale da non consentire alla bocca di raggiungere i genitali. Nel maschio in particolare, la cosa si configura come un’autentica beffa. La distanza per cui esso, piegato completamente su se stesso, non riesce a realizzare il contatto fra la bocca e il pene eretto é infatti di pochissimi centimetri. Una distanza maggiore avrebbe evitato anche il solo delinearsi dell’idea. Ma così appare proprio inaccettabile. Ora, se nell’ultima poesia “La ginestra”, il pessimismo cosmico leopardiano é attenuato dalla speranza e l’auspicio che gli uomini, forti della ragione, si adoperino per contrastare quanto “sentenziato” in modo crudele dalla natura, un altro grande poeta italiano, Gabriele d’Annunzio, sembra in qualche modo collocarsi in questo filone non per la poesia, ma per la celebre leggenda secondo cui sarebbe ricorso a un intervento di amputazione alle costole pur di concedersi la sublime facoltà in questione. E’ interessante sapere, tuttavia, che la soluzione chirurgica non sempre é necessaria. Pare che in Thailandia, dove il sesso é un’arte, molte persone si sottopongano a faticosi esercizi di ’stretching’ per quella che, in ultima analisi, può considerarsi un’importante conquista di autonomia. Una bocca sollecita molto meglio di una mano, e l’unico rischio posto da una possibilità del genere é di indurre a una vita solitaria, nella quale é molto raro uscire di casa.

Unione del Pene


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