17 febbraio, sembra passato almeno un mese.

Invece, pochi giorni. Diciamo che la manifestazione è andata al di là di ogni aspettativa, il balletto di cifre non permette di farsi un’idea della vera forza di quella partecipazione di massa. Dicono 100 mila dalla questura, dicono 200 mila dagli organizzatori, sapere se la verità stia in mezzo non è certo mio compito, mi limito solamente a fare una media aritmetica. Mettiamo caso che ce ne siano state 150 mila, dunque. Il divertimento è stato enorme, sembrava che la triste e grigia Vicenza, lasciata abitualmente sola persino dai suoi stessi giovani che scelgono i divertimenti più finti come l’andare a sbattersi in disco un giorno sì e l’altro pure, avesse vinto la sua paura del confronto intellettuale, e non mostrasse solo il corpo disinibito, involucro dell’indifferenza e dell’apatia, ma una mente interattiva che si estendeva per quei centocinquantamila cranii di cui prima abbiam parlato. Tante, tantissime persone: ma quel che ricorderò con più gioia furono i sorrisi spensierati delle persone, dei bambini e dei vecchi che da tempo non vedevano così tanta vita, in questa soporifera cittadina del nord-est. Noialtri, stanchi per la lunga ma divertentissima marcia, ci siamo seduti a dividerci panini e birra, così come dovrebbe sempre essere. E c’era gente di Roma, di Napoli, di Torino, dalla Val di Susa… c’era tutta Italia riunita sotto un unico cielo… e poi c’era Sabina Guzzanti, anche. E cosa volere di più? Eh no, Beppe Grillo no. Ma avrei tanto voluto sentire uno dei suoi: “stiamo distruggendo la natura cazzo!”
Quel luminoso pomeriggio avevo visto tanto: Gente che si fumava le canne sdraiata nella calda erba di Campo Marzio, altri che mangiavano dei panini al prosciutto che nemmeno le baguettes francesi, prendendo quel sole che non ci ha abbandonati fino a quando il suo momento naturale giunse… e lo vedemmo tutti sparire dietro le montagne, come se alla vista di Dario Fo, si ritenesse di troppo. E lui, Fo, non fece certo rimpiangere i caldi raggi, usando al posto loro la sua voce, che era melodia per la folla che si estendeva per tutta la lunghezza di quel parco che mai aveva visto tanta gente calpestarlo in una volta sola. In questi momenti, quando il tuo applauso si unisce alle centinaia di migliaia di mani che sbattono come le ali d’un uccello che tenta di volare, ti senti veramente partecipe della tua vita.
Credi fermamente nella forza delle idee, e pensi: la rivoluzione… oggi no, domani forse, ma dopodomani, sicuramente! L’andare lì in massa a dire no alla costruzione dell’ennesima base a completamento della strategia del terrore che l’amministrazione Bush ha creato e sta cercando di mantenere in tutto il mondo, non era solamente un dovere morale di chi ripudia la guerra, ma anche un monito a questo governo, che definire di centro sinistra è quantomento una cosa folle, ora come ora. Era ed è stato pure una risposta a chi, senza fare nomi, Studio Aperto, il Tg4 (condotto tralaltro da Emilio Fede, il famoso giornalista indipendente) e vari giornali e telegiornali altri, induceva all’allarmismo.
Ma soprattutto era un dissetarsi, almeno per un giorno, almeno uno, con qualcosa dal sapore strano, mai provato prima, che tutti ci avevano nascosto, riponendolo nello scaffale più alto dove non ci si arriva se non aiutandosi a vicenda per salire… uno tiene la sedia e l’altro tenta di arrampicarsi.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone…
la libertà non è uno spazio libero,
libertà… è partecipazione.

Per foto, video, audio sulla manifestazione: www.altravicenza.it.


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