“Signora, il suo bambino diventerà uno scienziato”. - disse il medico.
Poco ci manca, comunque. Sono nato in 6 mesi e 21 giorni. Parto prematuro, lo chiamano. Ma non è un cazzo vero, non c’è un momento giusto per nascere. Si vede che non andavo molto d’accordo con mia madre. Imprigionato nel suo utero non potevo vedere il mondo, quindi decisi di farle uno scherzo.

Poi mi aspettò la prigione, non sapevo che fosse un crimine nascere prima dei nove mesi. Ma loro ammorbidivano i toni, la chiamavano Incubatrice. So solo che era uno stress: quelle mani che entravano a tastarti, il medico che guardava dall’alto annuendo… mah, non ho mai sopportato quel periodo. Non avevo nemmeno l’ora d’aria.

Però le settimane passavano, e io prendevo sempre più forma. E un giorno, finalmente, venne il tempo di uscire sulla parola, che ancora non avevo.

Terzo di tre fratelli, destinati a vivere gli anni migliori lontani l’uno dall’altro, iniziavo i miei primi passi senza pretesa alcuna, senza chiedere nulla più di quello che già avevo: una vita. Questa la mia storia, ogni racconto un brandello di ciò che sono, una tessera di un puzzle dai mille e poi mille pezzi. Non è necessario, e nemmeno possibile, comporre il tutto. Basterà guardare la bellezza di ogni singola scheggia, per assaporare ciò che voglio far rivivere.

Altri articoli simili che potrebbero interessarti: